La lezione dell’emigrante

Non sapevo cosa sarebbe successo con il ricongiungere le mie due vite, le due componenti in me – sulmonese ed emigrante – accostando la mia città natale e l’idea di scuola con cui sono cresciuta, con quella in cui lavoro, a Melbourne, in un Paese la cui storia coloniale è più recente di quella dei confetti di Sulmona.

Ne è risultato un viaggio di istruzione che ha avuto il suo momento centrale nell’incontro di due realtà molto lontane, sia culturalmente che geograficamente, che gli studenti di Diamond Valley College ricorderanno a lungo, grazie alla calorosa accoglienza e alla lungimiranza della direttrice scolastica Caterina Fantauzzi e di Anna Rita Ferrelli, insegnante di inglese dell’Istituto di istruzione superiore Ovidio. Il primo giorno al liceo Artistico, il secondo al Linguistico, entrare in quelle classsi e sentirsi ben accetti e stretti in un abbraccio fatto di gentilezza, calore umano e tanta, tanta creatività e cultura, è stato emozionante anche per me e per gli altri insegnanti australiani. I nostri studenti non si aspettavano tanta curiosità e socievolezza da parte di ragazzi a loro sconosciuti, che li hanno contattati via email prima del loro arrivo per stabilire un contatto che mi auguro resterà, in questi tempi in cui troppe cose sembrano volatili e usa e getta. Non tutti gli indirizzi email degli studenti australiani hanno permesso loro di ricevere questi messaggi perché, come il tecnico di informatica della mia scuola mi ha poi comunicato, sono bloccati verso “il mondo esterno”. Nonostante questa separazione dal resto del mondo e una certa difficoltà a rompere il ghiaccio, i ragazzi hanno davvero apprezzato l’opportunità di vivere per sei giorni a Sulmona e passarne due tra i banchi, senza che conoscessero i ritmi e il modus operandi di una scuola che a mio parere è ancora capace di preparare degli adolescenti a diventare gli adulti di cui abbiamo bisogno. L’apertura al mondo che si respira a scuola a Sulmona si è rivelata dai discorsi tra gli studenti italiani che mostravano grande curiosità verso il mondo e la voglia di andare all’estero, quantomeno per fare esperienze lavorative che in Italia non sembrano essere a disposizione di molti. Gli australiani, che invece all’estero ci vanno per lo più per turismo, si sono innamorati di Sulmona. Sia gli studenti che gli insegnanti hanno trovato in Sulmona la dimensione giusta per sentirsi a casa, dopo l’impatto con Roma, vorticosamente colma di così tanta ricchezza da poter facilmente stordire, specialmente per adolescenti che vivono tra la natura e i boschi della Yarra Valley, in quartieri lontani dal centro di Melbourne. Invece Sulmona, avvolta da montagne quasi invisibili per la foschia creata dallo scirocco, li ha fatti presto sentire meno spaesati e rassicurati dalla sua quotidianità. Passeggiare per il corso l’ultimo giorno con le mie studentesse più grandi che praticavano spontaneamente la lingua iItaliana e sentire una di loro chiedermi “possiamo restare a Sulmona per il resto del viaggio” mi ha ripagato di tutto il tempo e l’energia spesa ad organizzarlo. Le ho chiesto di scrivere qualcosa:

Siamo andati a scuola a Sulmona per due giorni. Il giorno primo siamo andati a scuola d’arte, e abbiamo guardato una classe di disegno e scultura. Ho parlato con gli studenti e ho fatto nuovi amici. La scuola è molto diversa. In Australia noi non possiamo uscire dalla classe per prendere cibo o caffè, e le classi sono molto più piccole. Il giorno due siamo andati a una scuola di lingue. E’ stato il mio preferito. La mia classe c’erano tutte ragazze ma anche un ragazzo.

 Gli studenti australiani sono stati suddivisi in piccoli gruppi e hanno partecipato alle lezioni di una classe di età corrispondente per l’intera seconda giornata, con cinque ore di fila di materie per loro sconosciute come religione, latino, spagnolo, storia e filosofia. Uno studente australiano, patito per i motori, pensava che scienze motorie avesse a che fare con quelli, ma tutti hanno resistito per l’intera mattinata nonostante la fatica e la resilienza mostrata nell’ascoltare lezioni in un’altra lingua e restare seduti cosi’ a lungo.

La differenza tra la scuola in Italia e in Australia è tanta. Quello che colpisce è il rispetto degli studenti italiani verso gli insegnanti e gli altri studenti, la loro curiosità, la capacità di osservare, riflettere e fare domande, e anche la loro preparazione, frutto della passione di insegnanti che sanno far bene il loro lavoro. In Australia la scuola sta vivendo un momento di grande difficoltà per ragioni strutturali che rendono l’insegnamento in scuole pubbliche sempre più difficile.

Dopo il benvenuto dell’assessore e la visita all’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, l’abbraccio di migliaia di persone intorno alla processione e alla corsa della Madonna che scappa ha incantato tutti e fatto commuovere qualcuno degli studenti australiani. La serata musicale a piazza XX settembre ha concluso una giornata perfetta in cui tutto sembrava non volersi fermare. Nei giorni successivi passati a Sulmona i ritmi non si sono allentati, anzi. Il lunedì di Pasquetta l’abbiamo trascorso sul treno storico giunto fino a Castel di Sangro, un pomeriggio siamo saliti a Pacentro per vedere uno dei borghi piu’ belli d’Italia, il Giardino dei semplici e il Castello Caldora.  

Un altro giorno ancora siamo stati accompagnati dal sindaco di Sulmona Gianfranco Di Piero e dall’assessore Accardo al Campo 78, luogo di prigionia di molti soldati australiani, dove insieme a dei turisti tedeschi abbiamo percepito le tracce di quel senso di umanità e di comunità che io stessa in Australia ho trovato solo tra le comunità di immigrati, italia ni e non. Anche sulle pendici del Morrone, le mie due vite di emigrante si sono intrecciate, tra passato e presente, tra il ricordo delle lettere da tradurre sui banchi di scuola che poi sono diventate le pagine del libro E si divisero il pane che non c’era e l’estemporanea di pittura DipingEremo che qualcuno di noi ricorda ancora bene, altro momento ben riuscito di valorizzazione del territorio e della sua storia e di apertura su un piano internazionale. Durante la visita al Campo 78 lo sguardo degli studenti australiani è pian piano mutato, mentre attraverso le parole raccolte dai volontari del Campo ascoltavano le storie dei prigionieri che sono tornati a cercare, anche dall’altro capo del mondo, quelle baracche dove loro stessi hanno inciso il passare del loro tempo di confinamento in Abruzzo. Che la democrazia non sia un dato di fatto è la lezione che abbiamo portato con noi, benchè così lontani dal sentire cosa significava percorrere il Sentiero della libertá verso la Linea Gustav. 

E verso l’altro capo del mondo ora ci dirigiamo, con tanti ricordi indelebili e le valigie piene di confetti, con un’apertura al mondo che non vedo l’ora di osservare anche tra i miei studenti, una volta tornati tra i banchi di scuola a Diamond Creek. Ringrazio di cuore tutti coloro che sono stati partecipi di questa nostra, splendida esperienza, e che l’hanno resa possibile, augurandomi di riviverla ancora, presto.

Cinzia Curini

3 Commenti su "La lezione dell’emigrante"

  1. Sulmona resta nel cuore, parola di unodifuori.

  2. La verità sociale in questa foto è che la signora piccoletta che sembra una cugina della Casini o una parente della Pezzopane è sicuramente la professoressa di Sulmona mentre le altre ragazze sono le studentesse che, continueranno gli studi nelle università e fra 10 anni saranno a lavorare in importanti istituti od aziende a Melbourne, Londra, Nuova York od altra capitale mondiale, mentre la professoressa tornerà in pensione a Sulmona come le altre migliaia e migliaia di anziani inglesi americani tedeschi etc. che, non appena possibile se ne vanno a vivere in queste pittoresche zone tranquille vinicole, più calde, più economiche, dove non vogliono disturbi. Perciò non siamo in un Mondo a Parte ma siamo perfettamente connessi, secondo il nostro ruolo secondario, di area più povera che svolge la economia minore a servizio dei paesi più forti e vitali che si scaricano la gente a fine servizio per fare posto alla gente nuova più valida..
    Appunto per questo,le scuole,in questi luoghi inferiori, debbono essere buone, per dare le stesse opportunità di competizione ai pochi ragazzi che ci sono.

  3. antonello da messina | 16 Aprile 2024 at 13:14 | Rispondi

    NE L VER ESS SE LA GENT SE NE PO SACAPPA S N SCAPP DA SULMEUN TUTT QUINT A DI SULMON è FREGN DOP PERò SE NE VUONN I TUTT QUINT AWA AESS NN S CAPISC CHIU NINT

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