“Liberaci dal gender”, la strana festa della Diocesi

La festa della Liberazione diventa quella della famiglia per la Diocesi di Valva-Sulmona che oggi ha organizzato a Popoli, a partire dalle 9,30 nel palazzetto dello sport, la sesta festa diocesana della famiglia.
Il tema è quello delle “Famiglie solidali: la sfida della prossimità”, “come momento di incontro, riflessione e preghiera con le famiglie delle parrocchie della Diocesi – scrive il vescovo Angelo Spina – perché venga annunciato il Vangelo dell’amore, del matrimonio, della famiglia e della vita”.
Tutto bene o quasi, se non fosse che l’evento, che nel manifesto porta il simbolo e il patrocinio del Comune (anche se nell’albo pretorio non risulta alcuna delibera in merito), prevede alle ore 16 l’incontro con Gianfranco Amato, promotore del Family Day e criticato e contestato sostenitore della teoria antigender, nonché battagliero crociata contro l’omosessualità.
Non a caso il titolo dell’incontro recita “Ideologia del Gender” e prevede anche un dibattito a seguire. Dibattito sul nulla, in realtà, perché come ampiamente dimostrato dal mondo scientifico e politico (“truffa culturale” la definì l’ex ministro Giannini), la teoria gender non esiste, ma è solo una stortura interpretativa di un metodo educativo che, al contrario, pone la diversità come campo di confronto e accoglienza, piuttosto che di ghettizzazione.
Nessun “minotauro”, insomma, né in cielo, né in terra: “Chi lancia l’allarme su di un’inesistente ideologia gender risulta pericoloso per vari motivi – aveva avuto modo di spiegare Enrico Ragaglia, membro nazionale della Sipsis (società italiana di psicoterapia per lo studio delle identità sessuali) – ma principalmente perché propone tesi complottiste slegate dalla realtà, teorie senza basi scientifiche e informazioni false”.
“La parola-chiave oggi è accompagnare, nessuno va lasciato solo – continua il vescovo Spina -, i ragazzi vanno aiutati, i fidanzati accompagnati, gli sposi sostenuti”. Magari evitando di indottrinarli con teorie inesistenti.
Perché la festa della Liberazione sia, oltre che quella dall’occupazione nazifascista, anche quella dalla disinformazione strumentale.

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