Melilla nel carcere di via Lamaccio: “Garantire maggiore sicurezza”

“Occorre che le istituzioni locali e regionali collaborino a tutti i livelli per garantire la sicurezza,

l’integrazione e la migliore qualità di questa importante realtà dell’Amministrazione Penitenziaria italiana e abruzzese”. E’ il deputato Gianni Melilla a dichiararlo a seguito della visita, avvenuta questa mattina, presso il carcere di via Lamaccio a Sulmona. Accompagnato dal direttore  Sergio  Romice e dalla comandante degli agenti penitenziari Sarah Brunetta, Melilla ha potuto toccare con mano la situazione del carcere peligno che in autunno si appresta all’ampliamento con i lavori che interesseranno il nuovo padiglione e  che andranno ad ospitare ulteriori 200 detenuti. Un incremento al quale, e Melilla lo sottolinea, deve affiancarsi quello del personale penitenziario, compreso quello sanitario. Se i primi, infatti, attutiscono l’assenza di personale lavorando tutti i giorni 8 ore invece di 6, e quindi accumulando diverse ore di straordinario, i secondi aspettano ancora (almeno alcuni) una definitiva stabilizzazione da parte della Asl. La soluzione per Melilla sarebbe la “promozione” della casa detentiva dal secondo al primo livello, ciò consentirebbe un rafforzamento generale. D’altronde col nuovo padiglione il carcere peligno si appresta a divenire il terzo per dimensione nel centro sud Italia insieme a Roma e Napoli.

Una ipotesi da prendere assolutamente in considerazione perchè si tratta di un carcere a massima sicurezza con 165 ergastolani con pena ostativa, ossia il “fine pena mai”, per reati legati soprattutto al coinvolgimento in organizzazioni mafiose; 22 i collaboratori di giustizia detenuti in una sezione speciale. Tra loro c’è anche il record nazionale di un detenuto che sta scontando la pena da 42 anni. Sono 422, invece, i detenuti in totale su 304 posti regolamentati; la struttura ha bisogno di un investimento urgente sulla video sorveglianza, sulla elettrificazione delle porte e sulla sicurezza antisismica. La situazione, insomma, non è proprio delle più “idilliache”.

Tuttavia, al suo interno, si cercano di assicurare diverse attività mirate al reintegro in società, tra lavoro e formazione, ergastolani compresi. Ci sono quelle grazie alle quali è possibile per i detenuti guadagnare qualche soldo (falegnameria, calzoleria, sartoria,  lavori domestici, orto) e un centro sperimentale di agricoltura per la salvaguardia delle biodiversità agroalimentare in collaborazione con la Regione e la ex Arssa. A quest lavoro si ega l’attivazione di corsi didattici legati all’istituto Agrario Serpieri frequentato da 50 detenuti, oltre che corsi di  scuola dell’obbligo.

Una panoramica particolare quella presentata al deputato Melilla che ora chiede interventi urgenti.

 

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