Orso ammazzato, la Corte d’Appello “riapre” il caso

La procedura è abbastanza inusuale e fa capire che i giudici del tribunale della Corte d’Appello non sono così convinti della ricostruzione dei fatti e della dinamica dell’uccisione dell’orso, ammazzato nel settembre del 2014 a Pettorano sul Gizio da una fucilata esplosa da un residente del posto, Antonio Centofanti, sessantunenne che, quella sera, aveva affrontato il plantigrado che era entrato per l’ennesima volta nel suo orto a Ponte d’Arce.

Oggi, infatti, i giudici di secondo grado hanno sostanzialmente deciso di riaprire l’istruttoria sul processo che in primo grado aveva visto l’assoluzione da parte del tribunale di Sulmona di Centofanti.

Così il prossimo 26 febbraio saranno ascoltati dai giudici della Corte d’Appello sia il perito Paride Minervini, sia la figlia di Centofanti, Sabrina, che quella sera era presente in casa quando ci fu l’incontro ravvicinato. Se lo vorrà, potrà essere anche riascoltato l’imputato. L’obiettivo è però quello di arrivare all’udienza conclusiva e alla sentenza il prossimo 13 marzo.

Centofanti si era difeso dicendo di essere scivolato all’indietro e che il colpo assassino, insomma, era partito per caso e aveva raggiunto l’orso ferendolo e indebolendolo al punto di provocargli nel giro di poche ore la morte.

Una ricostruzione che non convince le associazioni ambientaliste che si sono costituite parti civili nel processo e secondo cui l’uccisione fu volontaria, tanto più che qualche giorno prima proprio Centofanti aveva subito e denunciato duramente un’altra incursione nel suo pollaio e che secondo la perizia del perito di parte l’orso venne colpito mentre stava scappando. Così come sono contradditorie e poco credibili le dichiarazione date dalla figlia dell’imputato che non si sarebbe accorta di nulla quella sera e avrebbe sentito i cani abbaiare, ma non l’esplosione dell’arma da fuoco (un fucile a pallettoni) che certo non aveva il silenziatore.

In particolare a chiedere il riconoscimento della volontarietà dell’atto e quindi una condanna, sono l’associazione Pro Natura Abruzzo rappresentata dall’avvocato Roberta Polce, la Lav (Elisabetta Ercole), Salviamo l’orso (Michele Pezzone) e lo stesso ente nazionale del Parco d’Abruzzo (avvocato Lucci).

2 Commenti su "Orso ammazzato, la Corte d’Appello “riapre” il caso"

  1. Se verrà riconosciuto colpevole, è giusto che paghi amaramente per ciò che ha fatto. Non si possono uccidere così a cuor leggero animali che rappresentano la storia dei nostri territori, nemmeno per 10 pollai.

  2. Pas!! ma dai i numeri!! Che cosa deve ancora imporre la gran corte criminale di Aquila!! I Savoia sono stati abbattuti ,e per primario merito della Brigata Maiella..I Sipari a Pescasseroli furono incaricati, per loro comodità se scesi a regnare da Torino a Roma,di ricostiturgli un Gran Paradiso non più distante dalla nuova Capitale uguale come riserva di caccia esclusiva per loro che per i loro ospiti reali.Altrimenti da Roma andare a caccia in Valle d’Aosta sarebbe stato troppo faticoso..Che questi orsi siano “marsicani” lo doveva dichiarare Linneo e non Altobelli senza titolo.Questi sono semplici orsi balcanici, che, ai tempi della creazione del PNA potevi acquistare anche nelle fiere di Foggia ed in tutte le Puglie , anche come animali da macello. Ora noi, dopo la caduta della esigenza politica insieme al muro di Berlino, dovremmo credere a questa preziosa sottospecie come ad una Santa Filomena,se già 1500 anni orsono gli antichi romani avevano provocato la estinzione anche degli Orsi della lontana Caledonia,,per dare i giochi nelle arene?

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