Osteopate peligne e “internazionali”, la ricerca di Manuela Di Vito e Federica Di Bacco sbarca in Croazia

E’ una delle eccellenze del territorio, non solo nella capacità di trovare soluzioni diverse rispetto alla medicina convenzionale, ma anche per quella di progredire nello studio, nella ricerca, nella capacità di mettere in campo competenza, passione e intuizione nel trattamento dei pazienti. L’ultima di AbeOs, la ben nota clinica di osteopatia con sede a Raiano, L’Aquila e Bologna è un lavoro di ricerca sviluppato dalla sulmonese Manuela Di Vito e dalla pratolana Federica Di Bacco sotto la supervisione della tutor Gabriella Colangelo. Grazie al loro lavoro le due giovanissime si sono guadagnate un invito nel prossimo congresso internazionale di osteopatia, a fine aprile a Dubrovnik in Croazia, dove relazioneranno su “Trattamento osteopatico in un soggetto affetto da encefalopatia con ipossia ischemica”. “Il caso è stato trattato con notevoli risultati nella clinica di Raiano e ora verrà presentato al mondo osteopatico” specificano da AbeOs.

Nello specifico, e in termini meno scientifici, Di Vito e Di Bacco hanno portato avanti un interessante lavoro su una bambina di 7 anni in una clinica che ogni mese di piccoli ne accoglie tra i 40 e i 50, uno spazio concepito in pieno stile londinese dove il benessere della salute va a braccetto con il gioco, imprescindibile per i più piccoli. A raccontare l’evoluzione della ricerca condotta è proprio Di Vito: “Questa bambina è affetta da encefalopatia ipossica ischemica che l’ha colpita dalla nascita, patologia comune e dovuta a diversi fattori di rischio. Ciò comporta una disabilità psico-motoria che fino ad ora è stata affrontata grazie  ai genitori che la riempiono di amore e questo è fondamentale. Sono stati loro  a voler affrontare la malattia su diversi fronti, quindi non solo medicina convenzionale, ma anche l’osteopatia”.

Entrata con due tutori che la sostenevano nell’atto di deambulare, ad oggi la piccola è riuscita a raggiungere un bel

traguardo: camminare senza il loro aiuto. “Questo è stato possibile grazie alla grande forza della famiglia che non si è arresa e anche al fatto che noi essere umani siamo anatomicamente una macchina meravigliosa- prosegue Di Vito-. Il cervello dei bambini è notoriamente più plastico rispetto a quello degli adulti  quindi le possibilità di guarigione, in questo caso ridurre al minimo il danno, sono maggiori”. Una evoluzione importante per la piccola paziente,  per la continua affermazione di questa disciplina e della AbeOs a livello internazionale.

Come ogni disciplina olistica (dove mente, corpo e spirito sono i fattori da considerare), infatti, l’osteopatia più che sulla malattia lavora sulla stato di salute totale della persona attraverso il contatto manuale risalendo alla causa delle patologie e non soffermandosi solo sui sintomi. In un sistema in cui tutto è in relazione si situano i meccanismi di auto-guarigione.

Una nuova “visione”, dunque, che finalmente sta attecchendo sempre di più nel mondo scientifico. Per l’AbeOs, poi, non è la prima volta in un congresso, un altro lavoro su come lenire i dolori derivanti dal tumore è già stato presentato in ambito internazionale.

Simona Pace

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