Pluriclasse a Castelvecchio, incontro tra Santangelo e USR. D’Alfonso interroga Valditara e Fitto

Si terrà domani, mercoledì 17 aprile, presso la sede dell’USR dell’Aquila, l’incontro tra l’assessore regionale all’Istruzione e all’Edilizia Scolastica, Roberto Santangelo, e il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Massimiliano Nardocci, per affrontare la questione relativa alle classi della scuola secondaria di primo grado di Castelvecchio Subequo. Il prossimo settembre gli alunni della classe prima e terza, del plesso distaccato della “Umberto Postiglione”, si ritroveranno a condividere aula, banchi e docenti, con la formazione della pluriclasse. Una decisione che deriva dai numeri (pochi) e contro la quale si è opposto un comitato spontaneo dei genitori. Un problema che non riguarderebbe la classe terza (composta da 12 studenti), quanto la classe prima, visti gli appena 6 studenti iscritti che da qualche parte dovranno pur migrare, secondo legge.

Questa mattina l’Onorevole Luciano D’Alfonso ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Istruzione e per il Sud per sapere se siano a conoscenza della difficile situazione dei piccoli Comuni, costretti a far quadrare i numeri per mantenere i presidii scolastici. A Giuseppe Valditara e Raffale Fitto, inoltre, l’ex governatore d’Abruzzo chiede quali provvedimenti intendano adottare per poter tenere aperte le scuole nelle aree interne che si spopolano e se intendono intervenire nell’immediato, per quanto di competenza, nel coadiuvare l’ufficio scolastico regionale per trovare una soluzione per il prossimo anno scolastico 2024-2025 per evitare la formazione delle pluriclassi.

“Riunire in un’unica classe ragazzi che sono appena entrati nella scuola secondaria di primo grado e altri che ne stanno uscendo equivale a stravolgere i programmi scolastici a danno della didattica e imporre una coabitazione forzata tra fasce di età che hanno esigenze molto diverse”, commenta D’Alfonso D’Alfonso che snocciola anche i numeri impietosi dell’Abruzzo: 160.417 studenti rispetto agli attuali 163.266, con saldo negativo di 2.849. “Questo significherà inevitabilmente una forte dispersione scolastica – commenta -, la chiusura delle piccole scuole soprattutto nell’entroterra – dove lo spopolamento si fa sentire in maniera drammatica – con conseguente, altrettanto inevitabile, riduzione di posti di lavoro, per docenti, insegnanti di sostegno e personale amministrativo, tecnico e ausiliario”.

“Se da una parte siamo tutti consapevoli del ruolo importante che possono svolgere i piccoli Comuni nel rafforzamento di uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, economico ed ambientale – conclude -, e si sta concentrando ogni sforzo nel promuovere iniziative a contrasto del disagio socio-economico del momento, dall’altra non possiamo lasciare che stringenti limiti normativi contribuiscano al loro degrado e conseguente abbandono. E’ evidente che, con questi orientamenti sul dimensionamento e con il badare solo ai numeri, le nostre scuole sono destinate a chiudere ed è urgente riconsiderare nuovi criteri di formazione delle classi, prestando attenzione in particolare alle aree interne, che non possono essere trattate alla stessa stregua delle comunità metropolitane”.

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