Porte aperte al Centro per l’Autismo, tra l’entusiamo e la voglia delle giovani equipe

Porte aperte oggi al Centro per l’Autismo di Pratola Peligna. Porte aperte, cibo e musica per tutti coloro che hanno deciso di fare un passo verso questo mondo, una mano tesa alla società e viceversa, per far comprendere le dinamiche e i meccanismi che ruotano attorno alla struttura. Otto, fino ad ora, gli utenti che fanno parte del centro diurno con attività che vanno dal mattino al pomeriggio, insieme attraverso diversi percorsi, anche personalizzati, che vanno dall’accoglienza mattutina, alla psicomotricità e a tutte le attività differenti caso per caso. Non solo, perché le attività si sono proiettate anche al di fuori del semplice edificio consentendo a questi ragazzi, dell’età media di 30 anni, di conoscere nuovi posti, vicini e lontani, e fare esperienze altre e oltre il solito quotidiano. Diverse le gite fuori porta che sono state effettuate fino ad ora: in piscina, nelle spiagge abruzzesi a zero barriere , in diversi agriturismi e l’estate non è ancora finita. Una esplosione di entusiasmo, un viaggio in salita per il Centro dovuto, forse e soprattutto, dal team caratterizzato esclusivamente da giovani (la maggior parte della Valle Peligna), da quelli che ci credono davvero nella buona riuscita dei progetti e che sono pronti ad investirci anima e corpo.

Così come al Centro di Riabilitazione Psichiatrica “Il Morrone” ospitato nello stesso edificio, diversa ala. “Morrone come la montagna che sta di fronte” spiega la coordinatrice Carla Curto, metafora del lento raggiungimento dell’obiettivo, la cima. Una cima che potrebbe essere rappresentata, per i 5 pazienti ricoverati (i posti a disposizione sono in tutto 9), nella totale riabilitazione sociale, attraverso un vero lavoro, ad esempio, e utilizzando a proposito i diversi progetti regionali che consentono proprio il lento e continuo reintegro in vari settori di quella che potrebbe essere una vita normale. Nel Centro psichiatrico i pazienti dormono anche, costantemente seguiti da una equipe multidisciplinare che non aspetta altro di festeggiare anche il suo open day.

Se il Centro per l’Autismo, infatti, è partito ufficialmente a marzo, quello psichiatrico ha avviato le sue attività ad inizio giugno, ma la soddisfazione è comunque tanta, lo dimostra anche il piccolo orticello sul retro, pronto a donare i frutti della terra e del sudore da vendere, chissà, anche al mercato. Ora l’obiettivo da raggiungere è quello di integrare ulteriormente il nu

mero degli utenti di altri dieci in quello dell’autismo (sono 20 i posti totali a disposizione) e di altri 4 per quello psichiatrico.

“Una soluzione- propone Lorenza Petrella, assistente sociale- sarebbe quella di introdurre anche il servizio trasporto”. Con la fine delle Comunità Montane, ed un capitolato assente rispetto a questo tipo di spese, la presenza di un mezzo in grado di prendere e riaccompagnare gli utenti potrebbe essere una manna dal cielo. Ma, si sa, i miracoli non sono così impossibili, d’altronde anche questo centro sembrava, solo qualche anno fa, un miraggio.

Simona Pace

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