Una sanità che fa acqua da troppe parti, Tdm chiede incontro urgente alla Regione

E’ il “degrado” sanitario, lo ha detto la Cgil, ma ad aggiungersi al coro della denuncia è anche il Tribunale dei Diritti del Malato

che chiede a gran voce la risoluzione dei numerosi problemi che attanagliano la sanità peligna, e non sono pochi. Il Tdm, in occasione di un incontro che il responsabile regionale Aldo Cerulli avrà lunedì prossimo con Mascitelli, ha presentato un documento in cui vengono rappresentate le annose e gravi mancanze della Asl1. “Problematiche che affliggono il territorio- spiega l’avvocato del Tdm, Catia Puglielli-, già rappresentate al direttore generale, ma che ad oggi, al di là di proclami pubblici, non sono stati risolti. A questo punto bisogna coinvolgere i livelli regionali e cercare un aiuto affinché vengano risolte problematiche urgenti e gravi. Noi continuiamo a ricevere tutti i giorni doglianze”.

Nel calderone ci sono le liste di attesa, troppo lunghe per una prevenzione e cura di eventuali malattia che possono essere anche gravi, è il caso degl

i esami istologici con ritardi nelle diagnosi a volte anche sbagliate. “Ricordiamo che ci sono persone che attendono in ansia mesi e mesi” prosegue Puglielli. Appuntamenti fissati dopo mesi, dopo l’anno addirittura, per i quali non si tengono conto neanche le “urgenze” imposte dal medico di base grazie alle quali gli utenti dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, avere una certa rapidità nelle visite. Al palo resta ancora la situazione del Cim per il quale il Tdm chiede lo stato dell’arte della procedura di rilascio dell’agibilità sanitaria e come Comune e Asl stiano lavorando a favore dell’adeguamento strutturale con il rilascio delle necessarie autorizzazioni; nel frattempo i disagi per gli utenti sono tanti. Stessa storia per il centro diurno psichiatrico di Pratola dove pazienti e dipendenti sono costretti alle trasferte sia all’Aquila che ad Avezzano. E neuropsichiatria infantile, con la chiusura preventiva della struttura di via Mazzini, dove tardano le diagnosi per prestazioni riabilitative a tutto danno dei piccoli utenti che, senza certificato, non riescono ad avere nemmeno una programmazione adeguata a scuola. Per velocizzare il tutto l’esodo dei genitori, anche questa volta, è verso il reparto aquilano. Il decentramento dei servizi è davvero dietro l’angolo.

“Non ci si può permettere di chiudere i servizi e poi ci si scorda pure del problema- incalza l’avvocato- perché scordandosi che i

servizi non ci sono più sul territorio si rischia di perderli definitivamente”, e qui la stoccatina al sindaco di Sulmona, Annamaria Casini: “Noi vorremmo anche a livello territoriale un maggiore impegno di chi si è adoperato alla chiusura di questi centri affinché vengano restituiti i servizi sul territorio. Questo porta a consegnare il nostro ospedale a livello provinciale”.

Problemi gravi denunciati più e più volte ma per i quali dalla dirigenza Asl non arrivano risposte concrete, qui monta la rabbia: “Vorrei chiedere al direttore generale di fronte al suo supervisore, cioè la Giunta regionale, come mai nonostante le continue segnalazioni non si risolvono questi problemi- chiede Puglielli-. Se ci sono difficoltà e non è possibile risolverli subito, almeno si dia al via ad una pianificazione, una programmazione per risolverli. Lo pretendiamo”. Per questo il Tdm ha chiesto anche un incontro all’assessore regionale.

Un’opera di depauperamento iniziato, d’altronde, da anni, sottraendo di volta in volta qualcosina per ritrovarsi ora alla grave situazione attuale di una quasi mancanza di tutela della salute in cui vengono coinvolti anche i minori. Una sanità che fa acqua da più, troppe, parti.

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