Sanità e istruzione: le politiche per l’inclusione degli stranieri in Abruzzo

Oltre 80mila persone di origine straniera vivono in Abruzzo, e poco più di 2mila migranti sono accolti nelle strutture di accoglienza dislocate in regione. Sono i numeri snocciolati da OpenPolis Abruzzo, in merito a uno studio svolto sulle politiche per l’inclusione degli stranieri dalla Regione.

I posti nei centri per richiedenti asilo e rifugiati in Abruzzo nel 2021 erano 2.102. Di questi, il 61,9% (1.302 persone) dei posti era in un centro di accoglienza straordinario (Cas) e il rimanente 39,1% nel sistema ordinario (Sai). In totale si tratta di 120 strutture – tra appartamenti in accoglienza diffusa e centri collettivi – in 37 comuni. L’Aquila era il Comune interessato da più posti per l’accoglienza (235 persone, di 199 nei Cas), seguito da Roseto degli Abruzzi (200 richiedenti asilo, di cui 150 nei Cas) e Vasto, nel chietino, dove nel 2021 venivano ospitati 150 richiedenti asilo e rifugiati, di cui 50 nei centri straordinari.

“Si tratta di numeri indubbiamente esigui – spiegano da Openpolis -, cui vanno aggiunte ovviamente tutte le persone migranti che vivono in regione ma che non sono più ospitate nei circuiti di accoglienza e, in generale, gli stranieri e le straniere residenti nel territorio”.

“La presenza di cittadini di paesi terzi aumenta in modo esponenziale alcune criticità che come società abbiamo – afferma a Abruzzo Openpolis Valerio Antonio Tiberio, presidente di Arci Abruzzo – parlo soprattutto dell’accesso al sistema sanitario, della ricerca di un’abitazione o degli strumenti di supporto alle famiglie come il tempo pieno nelle scuole”.

“Lo standard sul tempo pieno nelle scuole della regione è ancora molto lontano dall’essere realizzato – evidenzia Tiberio – questo problema è drammaticamente amplificato per le famiglie con cittadini di paesi terzi, perché in presenza di lavoro di entrambi i genitori e in assenza di reti familiari al contrario presenti per gli italiani, si va in difficoltà”. Sempre in ambito formativo, rispetto ad altre zone del paese si è indietro sulla presenza di mediatori culturali nelle scuole, e questo “non facilita l’inserimento di molti ragazzi e ragazze”.

Come si accennava in precedenza, c’è poi un gap da colmare sull’uguaglianza nell’accesso alle cure mediche: “La maggior parte degli stranieri in Abruzzo non ha cartelle cliniche tradotte dalle proprie lingue di origine”, sottolinea il presidente di Arci Abruzzo. Sembra un problema secondario, ma invece è fondamentale conoscere lo storico medico di una persona, per evitare rischi in caso di malattie, allergie e ricoveri ospedalieri.

E poi c’è l’emergenza abitativa, un vero e proprio dramma sociale che nonostante la presenza di milioni di case non abitate nel paese, travolge moltissimi italiani e stranieri che vivono in Italia come in Abruzzo.

In assenza di collegamenti efficaci (ed economici) non è facile per una famiglia con reddito basso neanche vivere in un luogo più periferico, dove si presume che gli affitti delle abitazioni costino meno, e poi spostarsi per lavoro verso i grandi centri urbani.

Si tratta di uno dei principali problemi per l’inclusione degli stranieri in Abruzzo, come altrove: la precarietà socio-economica di chi vive ai margini dei grandi centri urbani, privo di un salario sufficiente al costo della vita in quei luoghi.

L’implementazione di servizi di base in ambito scolastico, sanitario o nella mobilità rappresentano esempi di come le politiche pubbliche, se improntate al potenziamento dei servizi pubblici, possono essere funzionali al miglioramento della vita di tutti, stranieri e non, combattendo anche la cosiddetta “guerra tra poveri”. Una dinamica strumentalizzata dalla politica, e a cui spesso assistiamo quando si affronta la questione migratoria.

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