Snam, sit-in di protesta davanti al cantiere. Pietrucci: “La Regione ha tradito il territorio”

I comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona tornano a protestare contro il metanodotto Snam Linea Adriatica Sulmona-Foligno. Questa mattina, difronte il cantiere dove sorgerà anche la centrale di compressione del gas, in località Case Pente, è andato in scena un sit-in di protesta al quale hanno preso parte una cinquantina di persone. “La centrale è illegale”, è la frase formata dai cartelloni che alcuni esponenti dei comitati hanno indossato, ribadendo le ragioni del “no” all’opera.

Su tutti la violazione, a detta dei comitati, del Decreto VIA per il cantiere realizzato lo scorso 1 marzo. Secondo gli ambientalisti, infatti, Snam non avrebbe adempiuto alle 22 prescrizioni ante operam previste nel parere di compatibilità, prima dell’inizio dei lavori. Proprio nei giorni scorsi la Snam ha dichiarato che l’avvio delle operazioni rispetta le normative ministeriali ricevute. Proprio sulla possibile illegalità del cantiere si è interessato il Comune di Sulmona che lo scorso luglio, tramite apposita delibera, ha incaricato l’avvocato Paolo Colasante, del Foro di Roma, di impugnare il provvedimento dove il Comitato di Coordinamento della Regione Abruzzo esprimeva la presa d’atto delle ottemperanze rispettate da Snam per l’avvio dei lavori.

C’è poi la questione del fabbisogno italiano di gas, che nel 2023 si chiuderà a 62 miliardi di metri cubi. Molti in meno rispetto al 2022 (67 miliardi), ma soprattutto rispetto al 2005, anno in cui venne partorita l’idea del metanodotto a Sulmona, quando il fabbisogno italiano era di 85 miliardi di metri cubi. Un netto calo della domanda tangibile negli ultimi diciotto anni. A ciò si aggiungono le direttive europee, con l’obiettivo dell’Agenda 2030, che prevende un taglio del fossile obbligatorio del 55%.

“La Regione ha tradito – spiega il consigliere regionale Pd, Pierpaolo Pietrucci, presente oggi al sit-in -. Abbiamo come presidente Marco Marsilio, che viene in Abruzzo e torna a Roma. Non vive qui, non ha figli nella nostra terra. E non è una questione politica, perché quando c’era Gianni Chiodi si discuteva e c’era fermento per fermare l’opera”.

“Non avendo altri argomenti la Snam tira fuori dal cilindro la tesi della “elasticità di fondo” del sistema – sottolinea Mario Pizzola, membro dei comitati -, secondo cui la Linea Adriatica servirebbe per “fronteggiare i picchi anche giornalieri della domanda” al fine di “garantire la piena e continua efficienza del servizio”. Ma anche questa è un’arma spuntata. L’Unione Europea ha stabilito una formula (N -1) per determinare la capacità tecnica dell’infrastruttura del gas di soddisfare la domanda totale “nella eventualità contemporanea di una interruzione dell’operatività dell’infrastruttura principale e di una domanda di punta eccezionalmente elevata (che, secondo la probabilità statistica, ricorre una volta ogni venti anni)”. Per l’UE l’infrastruttura è adeguata se il valore della formula N-1 è uguale o maggiore di 100. In Italia l’infrastruttura principale è Tarvisio, dove entra il gas proveniente dalla Russia, e il massimo storico della domanda di picco – scrive la Snam – si è avuto il 6 febbraio 2012, con 472 milioni di metri cubi/giorno. I risultati, calcolati dalla Snam nel Piano decennale 2020 – 2029 danno tutti valori superiori a 100: 103 per il 2019, 113 per il 2025 e 112 per il 2030. E’ importante sottolineare che I risultati della formula sono gli stessi sia con la rete esistente sia con la realizzazione del progetto Linea Adriatica, proprio il contrario di quanto afferma la Snam nel suo comunicato stampa”.

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