Trentatré esuberi e la svendita: il “tradimento” di Cogesa

Se non è un fallimento, poco ci manca: la dichiarazione di stato di crisi del Cogesa, spuntata all’improvviso e senza preavviso, dalle carte della partecipata, è un fatto grave sotto molti punti di vista. Altro che obbligo di legge. E questo a prescindere dall’esito di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione del debito, entrambi con l’effetto, in un modo o nell’altro, di mettere presto, prestissimo, le mani nelle tasche dei Comuni ovvero dei contribuenti e, verosimilmente, di portare nell’immediato al licenziamento di almeno 33 dipendenti, questo prevede una prima ipotesi fatta dal Cda.

Innanzitutto l’atto sottoscritto davanti al notaio il 15 dicembre, due giorni dopo, cioè, i toni trionfalistici con cui il presidente Nicola Guerra annunciava il buon stato di salute della società con un bilancio chiuso in attivo, è un “tradimento” nei rapporti fiduciari con i soci-sindaci che, pure, il 12 dicembre, nel dare il via libera al consuntivo 2021, si erano fidati del Cda accordandosi con una stretta di mano sul passaggio di consegne, più o meno immediato, della governance. Nel verbale di dichiarazione di stato di crisi, infatti, si legge chiaramente che le procedure, che siano stragiudiziali o amministrative, saranno gestite e delegate al presidente del consiglio di amministrazione, l’unico preposto a sottoscrivere atti, documenti e istanze. Nella sostanza la mossa sottrae ai sindaci il potere di controllare il Cda che, con la nomina di un esperto, una sorta di commissario, dovrà costruire entro un anno un piano di ristrutturazione del debito, che può comportare diverse misure, tra le quali, recita l’articolo 12 (comma 2) della legge, quella secondo la quale “l’esperto agevola le trattative tra l’imprenditore, i  creditori ed eventuali altri soggetti interessati, al fine di  individuare  una soluzione per il superamento delle condizioni  di  cui  al  comma  1, anche mediante il trasferimento dell’azienda o di rami di essa”. La svendita della società è iniziata, insomma.

E’, però, soprattutto, lo stato di crisi, il segno del palese ed inequivocabile fallimento della politica nella gestione della società partecipata, usata negli ultimi anni (con noi del Germe e pochi altri a gridarlo) come strumento e non bene della politica. I 33 esuberi sono in realtà solo la punta di un iceberg di un poltronificio sotto il quale navigano da anni servizi resi a prezzi stracciati e variabili a seconda della “simpatia” politica, Comuni che non pagano i servizi resi (con un debito che sfiora i 9 milioni di euro, dicasi nove), addirittura “prestiti” di finanziamento, come fosse il Cogesa una banca, per realizzare strade e asfalti in alcuni Comuni. Senza contare le assunzioni a ruota libera, le consulenze profumatamente pagate come cambiali, i benefit e i rimborsi spesa distribuiti come caramelle.

A questo si aggiunga che la governance, non solo l’attuale, si è dimostrata del tutto inadatta: il contratto stipulato con L’Aquila, che ha segnato probabilmente in modo irreversibile il destino di Cogesa, oltre che la salubrità di Noce Mattei, ha del paradossale a guardare i numeri. Un esempio è il conferimento della plastica: il Cogesa paga per smaltirla 180 euro a tonnellata; L’Aquila, che con la differenziata è ferma al 39% (tra le peggiori in Italia), la butta invece nell’indifferenziato e per smaltirla paga a Cogesa (o almeno ha pagato finora) 110 euro a tonnellata.

I conti non tornano, già. Era inevitabile, ma prevedibile.

E a prevederlo dovevano essere innanzitutto le governance e con loro i sindaci-soci che il controllo analogo lo hanno per troppo tempo esercitato solo per il loro orticello.

Lì dove è cresciuto “il cetriolo”.

17 Commenti su "Trentatré esuberi e la svendita: il “tradimento” di Cogesa"

  1. Non capisco tutta questa sorpresa!
    Anche un bambino delle elementari avrebbe capito che la fine sarebbe stata questa dopo il susseguirsi di assunzioni abnormi,acquisti incontrollati e stipula di contratti “azzardati”

  2. una azione dispettosa di infantile difesa; o un tentativo estremo per non far alzare il
    coperchio? ….un prendere tempo per annacquare ?

  3. Articolo chiaro ed estremamente comprensibile.
    Ora ogni parte sociale faccia il suo ,essendo i fatti pubblici.
    Con le minacce delle querele fin d’ora il silenzio era imposto.

  4. Ringrazio il germe per il faro sempre acceso su questo tema …..forse sono io che non leggo queste notizie su altri giornali o sono loro che non le trattano con la giusta attenzione? .
    Quello che sta succedendo e’ davvero preoccupante ….un cittadino informato e’ un cittadino libero !
    La vecchia politica ha fallito su tutto ….abdichi a favore di forze politiche giovani e motivate e non poi da interessi di partito!

    • … e che cambierebbe?
      Nulla… non cambierebbe nulla… pensano e hanno sempre pensato al loro “ particolare”… ai famigli… ai lacchè… agli amici degli amici… posti di lavoro, progettazioni, consulenze… e tutti, ma proprio tutti, affaccendati a coltivare il proprio “ orticello”… a noi cittadini e contribuenti rimarrà solo “ il cetriolo”…

  5. Grazie per la chiarezza. Ma cambierà qualcosa?

  6. Basta con Çogesa ed abbiate le palle di esternalizzare il servizio con gara di appalto come fatto da Pratola e, tutti a casa: amministratore unico, consiglieri, revisori, suonatori di tromba, ecc.

  7. Si è passati dalla dichiarazione di un bilancio in attivo a quello dello stato di crisi … tutto in tre giorni ! Ricordatevelo quando andate a votare!

  8. Poi ci stupiamo che le cose al Nord vanno meglio……questi non sanno fare nemmeno i conti.

  9. per favore ci fate leggere l atto sottoscritto davanti al notaio?

  10. La cosa incomprensibile e inaccettabile è che a ripianare i debiti sono sempre e soltanto i soliti utenti (noi…sudditi) e non i veri colpevoli amministratori e politici

  11. Lucino Montano | 23 Dicembre 2022 at 14:26 | Rispondi

    Si può esprimere un commento?

  12. Cari germe L importante è non fare decidere chi ha deciso altri vertici e crede di saper giudicare anche il governo nazionale. Pensi ad amministrare il proprio paese ormai allo sbando

  13. E la puzza e l’avvelenamento delle falde acquifere continua come se non esistesse o importasse !!!! Chiunque siano i responsabili di questa attività criminale sono sicuro che ne il Germe o le alte autorità mai sveleranno la verità.
    La realtà è che nessuno ha la voglia di inquisire e nominare i delinquenti che dovrebbero tutelare i cittadini e la salute.
    Siamo una città moribonda con tanti zombi !!!!

  14. MaCheStaiAdire | 26 Dicembre 2022 at 22:36 | Rispondi

    Meritano l’estinzione. Mi dispiace solo per i poveri lavoratori padri di famiglia, sono loro alla fine a rimetterci.

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