Braccialetto indisponibile, Marinilli resta in carcere

Il tribunale del Riesame ha deciso la scorsa settimana per la sua “scarcerazione”, ovvero per la concessione degli arresti domiciliari, ma Daniela Marinilli, la trentacinquenne di Sulmona arrestata su ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Droga in garage”, resta in carcere a Chieti.
Ad impedire alla donna di potersi trasferire nella casa, ovvero un bed and breakfast di Cocullo, dove risiede la sorella, è sostanzialmente l’indisponibilità del braccialetto elettronico che il giudice ha preteso per la concessione della misura meno afflittiva. Uno strumento cioè che delimita le aree oltre le quali la persona sottoposta alla misura cautelare non può andare.


La società che dovrebbe fornire lo strumento di controllo, infatti, non è ancora in grado di consegnarlo al tribunale e il risultato è che la Marinilli non può uscire dalla sua cella a Chieti.
L’avvocato della donna, Alberto Paolini, ha annunciato che domani stesso presenterà una formale richiesta perché venga rispettato il diritto a tornare libera, o quanto meno ad uscire dal carcere, della sua assistita, perché nei fatti, con l’emissione del provvedimento del Riesame, si sta ledendo l’interesse dell’indagata.
Non è la prima volta che un indagato non può accedere ai domiciliari per l’indisponibilità del braccialetto elettronico: una vicenda simile era infatti accaduta sempre a Sulmona quando venne arrestato Serafino Di Lorenzo. Anche in quell’occasione, dopo le rimostranze dell’avvocato (sempre Paolini), l’uomo ottenne la concessione degli arresti domiciliari “normali”, in attesa cioè che il braccialetto venisse fornito alle autorità competenti.

5 Commenti su "Braccialetto indisponibile, Marinilli resta in carcere"

  1. Che carenza di versatilità il Magistrato! Il braccialetto elettronico è tecnologicamente superato.Il detenuto si può controllare con la video chiamata e con whatsapp. bastano due più economici telefoni con due numeri (per evitare che vada fuori uso uno) e può ricevere in qualsiasi momento videochiamate alle quali è obbligato a rispondere ed a dimostrare che si trova nell’ambiente assegnato con la prova paesaggio dalla finestra (come risulta dal GPS).

  2. ringraziassero il
    giudice che ha concesso i domiciliari piuttosto che accusarlo ! con tutta quella droga potevano tenerla per molto più tempo in carcere !

  3. @ringhio, non vi è dubbio che, se il giudice ha concesso un attenuamento della misura non vi siano i presupposti interiori per il recupero di questa persona ,e bisogna ringraziare per questo sìa il giudice sì le attuali leggi, ed ancor più chi ha perso la vita per togliere le leggi di prima e farci usufruire di queste. Mi riferivo al supposto arretramento tecnologico dei magistrati , (se addirittura una giudice di Sulmona appena 2 anni fa’ in una cerimonia di commiato venendo trasferito altrove sì scusava piangendo con i suoi collaboratori per non essere stato ancora in grado di scrivere col computer ma usava la antica macchina Olivetti)
    In uno smartphone da €100 oggigiorno vi è più tecnologia che in un braccialetto elettronico. Perciò un giudice anche giovane e versatile queste cose le sa bene, ed anche che non vi sia legge specifica, se soltanto decide in accordo con l’avvocato (almeno nei casi meno gravi o nei piccoli paesi) di operare il controllo ugualmente efficace con lo smartphone. la sua ordinanza diventa un precedente giuridico che può essere poi adottato in tutti i tribunali d’Italia.

  4. Sembra la riedizione di “Tempi Moderni” di Charlot. Gli uomini succubi delle macchine.Un detenuto è un essere umano sempre e comunque e deve essere considerato in relazione al suo status.In questo caso vi è una carenza di autostima del Magistrato poiché sta mantenendo in carcere una persona che proprio per suo parere umanitario dovrebbe invece essere altrove,come se superiore superiore capacità di modicare o non inapplicare la sua determinazione fosse riposta in un macchinario tecnico.

  5. Sembra la riedizione di “Tempi Moderni” di Charlot. Gli uomini succubi delle macchine.Un detenuto è un essere umano sempre e comunque e deve essere considerato in relazione al suo status.In questo caso vi è una carenza di autostima del Magistrato poiché sta mantenendo in carcere una persona che proprio per suo parere umanitario meriterebbe invece essere altrove,come se superiore superiore capacità di modificare o non applicare la sua determinazione fosse riposta in un macchinario tecnico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*