Cenerentola in biblioteca

Dove non arriva l’inefficienza del Comune, interviene la “solerzia” della Regione. Così Sulmona, città della cultura, nell’anno del Bimillenario, è ormai da dieci giorni senza una biblioteca. La chiusura della sede di piazza Venezuela dell’Agenzia di promozione culturale è, però, qualcosa in più di un servizio a rischio. Se non altro per i modi e i tempi con cui il provvedimento è stato adottato: un vero e proprio schiaffo ad una città che, pure, dovrebbe essere uno dei riferimenti culturali d’Abruzzo. L’unico spazio di aggregazione rimasto in città è stato infatti chiuso dall’oggi al domani, senza neanche avvertire, così dice, il sindaco della città. E questo nonostante la perizia di inagibilità fosse sui tavoli della Regione dal’11 maggio. In altri centri come Chieti e Teramo, dove sono state riscontrate problematiche simili, si è provveduto prima a trovare un’alternativa e solo dopo a disporre la chiusura. A Sulmona no, prima si chiude e poi si vede. Perché quel rischio di staticità, che presumibilmente esiste da almeno otto anni, era troppo gravoso da far caricare sulle spalle dei dirigenti regionali. Per Sulmona, poi, figurarsi. Ora, dopo la sollevazione popolare, la Regione ha promesso tempi relativamente brevi per un trasferimento o per una riapertura parziale dell’Apc, ma lo smacco resta. E deve essere di ammonimento, perché è ancora una volta il segno di come Sulmona, nonostante sia tornata a calcare le poltrone dell’Emiciclo, resti una Cenerentola a cui è possibile togliere sotto il naso la carrozza e privarla del lieto fine. Il sindaco Casini si è arrabbiato molto per questa “favola interrotta”, ma a ben vedere lei, quanto i suoi predecessori, dovrebbe sbattere i pugni anche sul tavolo della sua scrivania e di qualche dirigente di palazzo San Francesco. Perché non va dimenticato che se oggi Sulmona è senza biblioteche e senza luoghi di aggregazione culturale, la colpa va ricercata prima di tutto in casa. La biblioteca comunale è chiusa da otto anni, senza che i lavori per la sua messa in sicurezza, nonostante i soldi siano in cassa da anni, siano stati neanche progettati. Il cinema, che è anche agibile, non è stato mai riaperto dopo l’esperienza del Nuovo Cinema Pacifico, il Balilla è finito nei fondali della Fondazione e in Casa Ovidio, per ora, nell’anno del Bimillenario, non c’è neanche il nastro da tagliare.

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