Cinque parti in casa nel 2017, il nuovo viaggio verso la genitorialità

Nel caldo tepore di una vasca, in Valle Peligna sono stati in cinque a nascere in casa, il 2017 ha segnato un ritorno ai parti nella premura delle mura domestiche tra volti conosciuti, luci soffuse e una atmosfera tutta familiare come si faceva una volta e come qualcuno decide di fare ancora perchè i vantaggi sono tanti. “Io ho fatto questa scelta perchè ricordavo il parto in casa di mia zia- spiega Vania, neomamma- ed ho voluto ricercare quel clima casalingo, confortevole, dove una donna può sentirsi coccolata”. Il trucco, lo spiega l’ostetrica Federica Sisani, tra le pochissime in Abruzzo a praticare il parto in casa e neo eletta presidente del Collegio provinciale delle Ostetriche di L’Aquila, è assecondare il corpo umano, la fisiologia del parto con tutta una serie di accorgimenti che aiutano a convogliare il feto verso la via di uscita in modi del tutto naturali e conscie del grande potere che la donna ha. Subentra qui il senso della responsabilità che non viene delegato al ginecologo (figura con cui Sisani collabora in maniera rispettosa e professionale) come potrebbe accadere nel parto medicalizzato, ma rientra nelle prerogative della stessa partoriente che, in un certo senso, solitamente, sceglie di sollevarsi psicologicamente dalle “paure che inculca la società”. Ovviamente ciò non vuol dire che in parti di questo tipo non ci sia alcun rapporto con gli ospedali, tutt’altro. E poi c’è sempre la valigia medica pronta nel parto in casa, in caso di improvvise emergenze e su centinaia di parti in oltre dieci anni, Sisani è sempre riuscita a tutelare la fisiologia. Dopo una laurea in ostetricia, l’attività svolta in ospedale, per Sisani arriva la svolta nel suo lavoro con il suo secondo parto da madre sente la chiamata per ulteriori studi con la Scuola Elementale Arte Ostetrica  (Seao) di Firenze, in cui gli strumenti si fanno totalmente diversi.

Con il parto in casa si sceglie un percorso che coinvolge appieno entrambi i genitori. “Per un padre è un’emozione grande- racconta Massimo, compagno di Vania e neo papà- c’è un coinvolgimento totale e come coppia si crea un idea di condivisione di qualcosa di grande, in cui si è entrambi attori”. Nel parto in casa, infatti, la figura del padre è fondamentale sin dal primo istante perchè assiste il neonato cullandolo durante quei momenti in cui la madre ha bisogno dei suoi spazi. Per entrambi vige il contatto skin to skin, un pelle a pelle che permette ai genitori di diventare figure di riferimento e che permette alla madre di trasmettere tutte le proprie difese. “C’è una serenità nei primi giorni- aggiungono Vania e Massimo- forse dovuta alla mancanza dei piccoli traumi che possono avvenire in ospedale, con il bambino che viene cullato in una atmosfera tipica del grembo materno nelle ore successive al parto” con tanto di accompagno della placenta che lo ha protetto nei nove mesi dentro la pancia. Per Elio, il loro piccolo, è stato così. Vania e Massimo hanno scelto di non tagliare il cordone ombelicale e di aspettare che si staccasse da solo, come è avvenuto circa 5 giorni dopo. Ciò ha permesso al piccolo di assumere gli ulteriori nutrimenti della sua placenta, a lui strettamente collegata sempre per una questione fisiologica, protetta in un sacchetto di cotone e sempre ben pulita.

“La scelta del parto in casa implica due tipi di percorso” spiega Sisani. C’è quello teorico pratico, che soddisfa le domande, i dubbi dei futuri genitori e in cui viene spiegato ogni aspetto della gravidanza e del post parto; poi c’è il percorso esperenziale in acqua in cui si sperimenta l’acquaticità, si tratta della preparazione corporea dove si lavora con la memoria cellulare in cui la donna riscopre le competenze che ha già. “Ogni parto è diverso dall’altro” ricorda l’ostetrica che parla di continuità nell’assistenza anche dopo per un totale di 18 mesi, 9 di gravidanza e 9 successivi al parto seguendo e sostenendo le donne in diversi aspetti, dalla montata lattea allo svezzamento e così via. D’altronde ostetrica significa letteralmente “stare avanti” e non soltanto in senso fisico perchè nella filosofia del parto in casa l’ostetrica non si sostituisce a lei standole avanti ma rispecchiando le sue risorse. In questo trova significato l’affiancamento “affinché tutto ciò sia possibile”. Il percorso ostetrica-puerpera prosegue poi con incontri una volta al mese circa, “secondo le esigenze della madre”. L’assistenza, infatti, si divide in tre piani: fisico, motivo ed ambientale che vanno considerati in ogni periodo.

Nel caso dei parti in casa il primo punto nascita utile deve situarsi entro i 30-40 minuti di distanza; le ostetriche hanno la reperibilità di 24ore dalla 37esima settimana quando si inizia a preparare anche il nido con tutto ciò che serve; le ostetriche, sempre due durante il parto, sono formate, inoltre, per la gestione delle emergenze del parto extraospedaliero che, nel caso di Sisani, non si sono  verificate perchè “bisogna conoscere la fisiologia- spiega- e l’acquisizione di metodi per ripristinarla e tutelarla”.

Le testimonianze dei genitori che hanno scelto questa strada narrano di un viaggio meraviglioso verso la genitorialità, ma anche verso una nuova consapevolezza di sè e dei propri ruoli nonché del meccanismo della natura, al quale, in sintesi, non va aggiunto nulla. Tutto è perfetto e sugli eventuali blocchi emotivi, preoccupazioni e dubbi si lavora affinché vengano lentamente dissolti. Se anche da Lanciano sono venuti a Sulmona per partorire in casa evidentemente qualcosa di straordinario c’è. “La legge dice che la donna può partorire ovunque- conclude Sisani- e in Abruzzo lavoreremo affinché la Regione riconosca il rimborso ospedaliero per coloro che scelgono il parto in casa sgravando la sanità pubblica di sostanziosi costi”, come accade già in altre regioni.

Simona Pace

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