Degrado e immondizia nella città d’arte

Più che la differenziata a non partire a Sulmona è stata proprio la raccolta, non oggi almeno. E non solo oggi purtroppo. Lo spettacolo offerto dalla città, in pieno periodo di accoglienza turistica (sono appena arrivati i musicisti del Cosi, per esempio), è indegno e non solo per l’incuria di monumenti e strade, per le transenne che costellano una città bloccata, per gli spazi turistici e culturali che continuano ad essere chiusi.
Quello che una volta era il fiore all’occhiello di Sulmona, la pulizia delle sue strade, è infatti oggi un nostalgico sogno, che si trasforma in incubo passando, ad esempio, in via Papa Giovanni XXIII, non proprio l’ultima delle periferie.
Nei cassonetti posti lungo questa strada, all’ingresso del Parco fluviale Daolio, infatti, oggi c’era di tutto: oli esausti, rifiuti da cucina, resti di piante e sfalci d’erba, cartoni e persino panettoni e pandori. Un po’ sistemati nei cassonetti differenziati con cartelli improvvisati, in gran parte sparsi a terra, alla mercé di animali e ratti, loro si, a fare gran festa.
Non è un caso isolato, per quanto mai prima così grave: dal centro storico alla periferia è sempre più frequente trovare cassonetti stracolmi, immondizia buttata lungo le strade (anche lontano dai cassonetti) e persino i contenitori degli abiti usati svuotati e trasformati in una sorta di centro acquisti per disperati.
All’inciviltà delle persone, si aggiunge poi l’incuria dell’amministrazione comunale con il verde pubblico trasformato in selva pubblica ovunque (centro storico compreso) e l’inefficienza del Cogesa che è quello incaricato di effettuare il servizio di spazzamento.
Punire i colpevoli e gli incivili, potrebbe essere un segnale. Ma le fototrappole acquistate quattro anni fa proprio per beccare chi scarica abusivamente rifiuti, nonostante la spesa (10mila euro) per l’attrezzatura, i corsi di formazione ai poliziotti municipali per usare le applicazioni connesse, i software specifici abbinati, non sono mai state attivate. Perché nessuno ha mai montato le paline per sorreggerle. Anche questo misura il grado di civiltà della città d’arte e cultura.

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