Eroina di che? Nannarone scrive a D’Alfonso

Le schermaglie erano già iniziate lo scorso anno, quando con le vittime ancora sotto le macerie del terremoto l’amministrazione comunale non annullò (almeno inizialmente) l’evento della Notte Rosa (che poi non si fece più). Tra l’ex assessore provinciale Teresa Nannarone e il sindaco di Sulmona Annamaria Casini, insomma, non corre da tempo buon sangue e ancor meno dopo l’incendio che ha devastato il Morrone che ha portato il giorno dopo l’ex assessore a scrivere un post su Facebook molto duro nel quale lamentava l’assenza del sindaco e dell’assessore Gerosolimo sul posto perché in vacanza.

I toni, seppur aspri, però, si erano contenuti in battibecchi sui social, qualcuno raccolto dalla stampa. Ora però la misura deve essere sembrata colma alla Nannarone, dopo che questa mattina il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha introdotto il sindaco Casini al premier Gentiloni come “l’eroina degli incendi”. Proprio lei che sul fronte si è vista si è no una volta.
Eroina di che? Si è chiesta l’ex assessore che, stavolta, ha voluto scrivere direttamente al presidente D’Alfonso per comunicargli quello che forse non gli arriva o gli arriva distorto, ovvero che, da queste parti, le eroine sono altre, anche con la fascia tricolore. La sua è una lettera ultimatum al governatore, una lettera scritta di pugno da una delle protagoniste del Pd che fu. Una credenziale in più, almeno rispetto alla Casini, per essere ascoltata.
Questo il testo della lettera:

Presidente D’Alfonso,
ho ascoltato dalla Sua viva voce presentare oggi al Presidente Gentiloni il sindaco di Sulmona come “l’eroina del fronte del fuoco di Sulmona”.
Ora, con tutto il rispetto per il Suo ruolo istituzionale e per Lei, che ho votato e sostenuto in più modi, mi permetto di rappresentarLe il
pensiero di molti Peligni.
Noi non siamo ciechi Presidente, né sordi, né stolti.
Perciò basta con le bugie, almeno Lei !
Forse siamo stati troppo educati finora per non indignarci ogni qual volta questo territorio è caduto nel ridicolo per colpa di chi lo rappresenta.
Ma abbiamo ben a mente i mezzucci, le teste di legno, la finta opposizione, gli ombrelli all’Abbazia, il clima omertoso che qualcuno
tenta di far calare sugli scempi che si compiono su questo territorio, oltre a tanto altro ancora.
Voglio dirLe però che stavolta è diverso.
E che Lei deve scegliere se continuare a coniare altri neologismi, attribuire titoli fantasiosi a fantasiosi personaggi per fatti mai accaduti e mai posti in essere, oppure se riconvertirsi alle ragioni dei Peligni veri, quelli che lavorano, che pagano le tasse, che vedono, che sentono, che capiscono e che hanno smesso di tacere.

Le ragioni dei Peligni partono oggi dalla difesa del territorio dal rischio delle infiltrazioni della criminalità, di qualunque forma essa sia, anche fondata su “rancori o interessi” per usare le parole del Procuratore Bellelli, dalla bonifica del Morrone e non da suo rimboschimento, dal lavoro onesto, dalla valorizzazione turistica, dal sostegno ai giovani e alle imprese, dalla messa in sicurezza dei centri storici, dalla ripresa dell’economia, dalla riqualificazione industriale. E da tante altre cose ancora, che se Lei avrà la bontà di ascoltarci, accantonando il fallimentare istituto della delega all’assente assessore alle aree interne, noi Le diremo.
Siamo già centinaia e centinaia coloro i quali intendono riappropriarsi della dignità di quel Popolo che si oppose a Roma: cittadini, comitati, movimenti e associazioni, il tutto senza distinzioni politiche e di
partiti, per il bene della nostra terra che abbiamo visto ardere a causa di incapacità e forse interessi. E abbiamo molti amici fuori dalla nostra Valle, ma che si sentono “Peligni”, pronti a sostenerci.
A Lei la scelta Presidente: se avere un Popolo che si sta organizzando contro ogni distorsione della realtà anche quando è Lei a compierla, oppure che si identifichi in Lei a condizione che le scelte si compiano anche con le nostre teste e non sulle nostre teste.
Perché questa volta noi non dimenticheremo e perciò vigileremo.
Lo dobbiamo alla nostra Terra, alla nostra gente e alle future generazioni.
Cordialmente

Teresa Nannarone

Teresa Nannarone
Sua elettrice

3 Commenti su "Eroina di che? Nannarone scrive a D’Alfonso"

  1. Qui non ci sono eroi ci sono persone che hanno lottato contro il fuoco per difendere la propria terra abbandonata da anni da una politica rivolta sempre più alla costa. Egregio presidente se avesse un pò di dignità dovrebbe dimettersi insieme all’assessore dei parchi e delle montagne al presidente del parco nazionale della Maiella per non aver fatto azioni di prevenzione incendi e per non aver saputo gestire l’emergenza. Per aver speso soldi pubblici per i canadair venuti da fuori mentre i mezzi della ex forestale giacciono chissà dove. riguardo al sindaco di Sulmona dovrebbe riferire ai propri elettori quali sono stati i suoi gesti “eroici”

  2. Grazie a Teresa per aver dato voce a quanti queste parole le volevano gridare da tanto .Abbiamo bisogno di credere nelle nostre capacità e avere il coraggio di esternarle ,non solo a parole però.

  3. Non capisco per quale motivo venga usata a sproposito la parola “Eroe” specie riguardo a persone che fanno modestamente il loro “mestiere”ed anche su persone che durante le concitazioni da disastri, restano a tavolino a dettare ordini. Uno che detta ordini non sta mai sul campo e non vedo come potrebbe fare l’eroe.
    Consultimao lo Zingarelli e leggiamo alla parola eroe: “uomo illustre per virtù eccelse ed in particolare per valore guerriero” Viene riportato anche il modo di dire in senso ironico:eroe da caffé,eroe da scrivania,eroe da poltrona etc.(scegliete voi). Io da parte mia, cito l’esempio di un eroe italiano, che quando morì nei suoi confronti non fu detta una parola a ricordo e pochi uomini di stato parteciparono al suo funerale(Fu politico DC). Si chiamava Durand De La Penne ,ammiraglio della marina. Andate a vedere cosa fece, per essere definito eroe. Ed allora la “sindaca” è un collega di Durand De La Penne per eriosmo? Ma fatemi il piacere e lei governatore non dica cxzzxte.

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