Essere tutori di minori stranieri, la famiglia “allargata” di Liana Moca

Il suo è stato un scatto di orgoglio, meglio un riscatto di italianità per quelli che, diversamente da altri, sono tarati sull’accoglienza. Così Liana Moca al “grido” di “portatelo a casa tua” ha risposto: “Va bene”. Da sette mesi tutrice volontaria  “garante per i minori stranieri”, ad oggi le sono stati affidati tre ragazzi provenienti da Costa D’Avorio, Egitto e Guinea, il numero massimo per legge. “Il tempo è il dono più prezioso che si può fare loro- spiega Liana-, credo che la conoscenza sia fondamentale per l’integrazione. Le cose non possono cambiare se per prima non le cambi tu”. Ed è ovvio che dietro di lei ci sia una famiglia che in tutto e per tutto l’ha appoggiata in questa avventura verso la comprensione e la curiosità di culture e persone diverse. E non è facile. Gli impegni, infatti, sono tanti, burocratici e non, perché poi la questione non è solo mettere una firma ma aggiungere quella sana dose di affezione e di orientamento verso un paese completamente diverso. Come scegliere una scuola per fare un esempio, partecipare alle feste comandate o a tutte le cerimonie familiari. Il rapporto, insomma, non si ferma alle sole carte, ma si intreccia tra nuove esperienze e sentimenti che nascono nonostante i ragazzi, nei fatti, vivano in case famiglia.

Una legge del maggio 2017 istituisce così questa figura, l’Abruzzo è l’unica regione a non essersi ancora adeguata

tant’è che corsi e formazione vengono gestiti direttamente a livello nazionale. “Prima a svolgere questo compito erano i sindaci- spiega ancora Liana- con tutto ciò che questo significa. Uno dei miei ragazzi aveva come tutore la Raggi” e quando si è in un piccolo paese forse forse le procedure per ottenere una firma sono più snelle, ma quando si guarda alla capitale (o a qualsiasi altra città di grandi dimensioni) si intuisce bene cosa ciò comporti. “Questa è una figura necessaria. In Abruzzo ci sono stati fino ad ora tre corsi intensivi di quattro giorni ciascuno. Ottenuta la qualifica il nominativo arriva direttamente al giudice per i minori dell’Aquila, l’unico in Abruzzo, che ha provveduto, vista la forte necessità, alla nomina di altri due che si occupano solo ed esclusivamente di questo” aggiunge Liana che spiega ancora come nel territorio del Centro Abruzzo ci siano solo due tutori attivi, lei a Sulmona ed un’altra a Roccaraso, il terzo è in arrivo a marzo.

Una figura nuova per una materia che si vuole riordinare in qualche modo anche se non mancano incongruenze all’interno della legge stessa: “Uno dei miei ragazzi compirà 18 anni a breve. La legge prevede che il mio ruolo quel giorno cesserà, ma come posso lasciare andare tutto così?”. E’ inevitabile, i legami si creano nel tempo e non tutto finisce allo scoccare della “mezzanotte”, non è una favola, non si parla di una “Cenerentola”, o forse si.

“Questi ragazzi racchiudono un mondo infinito- prosegue la tutrice- hanno esperienze e provengono da paesi diversi. Sono adolescenti, ma hanno dei passati particolari e difficili”. Un ruolo, insomma, da sentire nel cuore anche perché, e si ribadisce, il tutto è a livello volontario ossia gratuito. Al momento è attivo un nuovo bando per il reperimento di tutori per un “lieto fine” proprio come accade nelle favole. Qualcuno sembra ancora in grado di scriverle.

Simona Pace

2 Commenti su "Essere tutori di minori stranieri, la famiglia “allargata” di Liana Moca"

  1. Brava Liana! Apprezzo moltissimo la tua scelta, che è una vera scelta di vita.
    Potrebbe essere di modello per altre persone.

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