Il civismo non è morto, il civismo è isolato

“Il civismo non è morto”, sostiene il consigliere regionale Andrea Gerosolimo e Sulmona effettivamente lo dimostra, dove seppur azzoppata e un po’ scalcinata la coalizione civica che guida il Comune resta per il momento sullo scranno più alto di palazzo San Francesco. È vero però che il civismo è isolato, ma facciamo un passo indietro.

Il civismo è una scelta politica nobile, alternativa agli schieramenti classici della politica che prova a dare risposte amministrative autonome, slegate da rapporti ideologici, ispirate al buon senso e al bene comune. È una soluzione utilizzata soprattutto in contesti locali, che talvolta ha portato anche a risultati considerevoli. Come tutto nel nostro Paese però il civismo è stato abusato e travisato, al punto che oggi civismo vuol dire tutto e non vuol dire niente.

Sì perché nel frattempo, una crisi di legittimità che non ha precedenti nella nostra storia ha investito la politica, facendo montare un risentimento potente nei confronti di quella che è notoriamente chiamata “la casta”. Così i politici hanno subito la morsa inarrestabile delle forze antisistema e antipolitiche, su tutte il Movimento 5 Stelle, che almeno in origine incarnava questo spirito. Una parte della politica ha anche provato ad egemonizzare il civismo rendendolo partito, con Mario Monti e la sua creatura Scelta Civica che però dopo qualche tempo è stata completamente fagocitata dai partiti classici che l’hanno svuotata dei suoi rappresentanti.

A livello regionale invece il civismo è diventato una categoria politica grazie ad Andrea Gerosolimo, anche lui proveniente proprio dal fallimento di Scelta Civica, dopo essere transitato negli anni per la Margherita e l’Udc. L’ex assessore ha dato in questi anni una lettura tutta personale della situazione politica generale: “In un momento in cui è difficile orientarsi politicamente e che vede la sempre maggiore sfiducia dei cittadini nei confronti dei partiti classici, vogliamo dare voce ad una rinnovata partecipazione alla vita politica”. La risposta è stata la nascita di Abruzzo Insieme movimento politico-culturale che tiene insieme amministratori di diversa estrazione politica, delusi o traditi dai partiti classici, che in una fase di forte confusione e riposizionamento delle forze in campo, scelgono una posizione intermedia, neutrale, né di destra, né di sinistra, un po’ di tutto e un po’ di nulla.

E già perché qui c’è un primo grande paradosso di Abruzzo Insieme: in tempi di crisi della rappresentanza politica, l’antipolitica diventa una categoria utilizzata dalla politica stessa. Si cavalca la crisi di legittimità dei partiti per offrire agli amministratori un canale preferenziale per dialogare con la Regione, della quale Gerosolimo è stato assessore fino ad un mese fa. Questo progetto infatti sembra rivolto più che altro agli amministratori, di partecipazione dei cittadini se n’è vista sinceramente poca. Quando fu lanciato ad inizio della scorsa estate infatti si parlava di 400 amministratori fra sindaci, consiglieri regionali e comunali.

Il progetto è quello di fare blocco per imporre poi a Roma la linea politica e non il contrario. Diventare quindi una grande balena bianca post-democristiana che faccia valere gli interessi dell’Abruzzo. Una sorta di Svp – Südtiroler Volkspartei, il partito trentino delle minoranze tedesche e ladine – in salsa abruzzese, con la piccola diversità che nella nostra regione non ci sono rilevanti minoranze linguistiche, né tantomeno etniche.

Abruzzo Insieme quindi potrebbe più essere la versione dall’alto della casta del Movimento 5 Stelle. Un contenitore post-ideologico che surfeggia sull’onda dell’antipolitica e della presunta morte della destra e della sinistra. Ma questo ritornello sembra essere stato sfatato diverse volte nella storia: “Le categorie di «destra» e «sinistra» – scrive Wu Ming sul blog Giap -, nate durante la Rivoluzione francese, furono date per morte già sotto il Direttorio, nel periodo 1795-1799. Non si contano le volte in cui si è detto che i due concetti erano superati, eppure, nonostante queste litanie, si sono sempre riaffermati come polarità dei discorsi e del pensiero politico. Con maggior foga li si nega e rimuove, con maggiore violenza ritornano”.

Certo in alcune fasi, come quella attuale, il voto sembra essere particolarmente post-ideologico, post-politico, post-moderno e un’altra quantità sconsiderata di “post”, ma accade sempre nella storia che tutta questa confusione col tempo finisca per polarizzarsi nuovamente e attorno a cosa lo fa? Attorno a due grandi blocchi che fanno riferimento alla destra e alla sinistra.

Lo stesso Abruzzo Insieme è vittima di questa polarizzazione, se al lancio del movimento infatti si faceva chiaramente riferimento al campo del centrosinistra per definirne il collocamento politico, oggi Gerosolimo parla sempre di più di una corsa solitaria alle prossime elezioni regionali, dopo aver ammiccato anche al centrodestra. Insomma l’opportunismo politico la fa da padrone e la stessa idea di correre in alternativa ai tre poli esistenti puzza di bluff. Sì perché come dicevamo inizialmente il civismo gerosolimiano è parecchio isolato.

L’adesione pubblica dei 400 amministratori non c’è mai stata, né il grande meeting che ci si aspettava in ottobre, dopo il quale sarebbe seguito il radicamento territoriale, ovviamente anche questo mancato. Dal progetto sembra essersi sfilato definitivamente anche l’altro grande azionista di maggioranza, Donato Di Matteo, che dopo aver rassegnato le dimissioni insieme a Gerosolimo dalla giunta regionale, sta valutando un rientro in extremis. Segno della divisione fra due dei massimi player della politica regionale, è una nota di costume avvenuta qualche giorno fa quando, fra gli 800 invitati al compleanno per i sessanta anni di Di Matteo c’era una vistosa assenza, proprio quella di Gerosolimo.

Abruzzo Insieme poi è stato fatto fuori dall’anatra zoppa avezzanese, così Gerosolimo ha perso a causa del ricorso al  Tar il vicesindaco e i consiglieri comunali, mentre il sindaco De Angelis ampiamente sostenuto, lo aveva abbandonato tempo addietro, sacrificando il “civismo” per accogliere nella sua maggioranza l’Udc e la Lega, trasformando la coalizione nata come civica in una maggioranza di centrodestra.

Si sono poi raffreddati i rapporti con Lorenzo Berardinetti, altro consigliere regionale che per lungo tempo ha collaborato esternamente con Abruzzo Insieme. Pare che l’allontanamento ci sia stato quando Gerosolimo ha messo il veto sul suo ingresso in giunta al posto di Di Matteo. Inoltre in giunta per le elezioni in Regione, a proposito dell’incompatibilità del doppio incarico di D’Alfonso come presidente e senatore, Berardinetti, come capogruppo di Regione Facile – gruppo regionale del quale fa parte anche Di Matteo – ha votato a favore dell’assenza dell’incompatibilità, mentre Mario Olivieri, capogruppo di Gerosolimo, si è astenuto, segnando di fatto anche una strategia distinta fra i due gruppi.

L’impressione è che intorno al civismo si stia facendo terra bruciata, aggiungiamo a questo che le esperienze elettorali civiche guidate da Gerosolimo che si sono rivelate vincenti negli ultimi anni sono state quelle create in contesti dove la politica cittadina era in frantumi, come a Sulmona e ad Avezzano o dove il Movimento 5 Stelle era relativamente debole. Non è un caso infatti che ad esempio a Pratola Peligna dove i due grandi blocchi del Pd e di Forza Italia sono vivi e ben strutturati, il civismo è arrivato solo terzo. Del resto il discorso potrebbe valere anche per la Regione dove l’antipolitica potrebbe essere convogliata nel Moviemento 5 Stelle – oggi dato per vincente – e centrodestra e centrosinistra potrebbero lasciare davvero poco margine di manovra ai civici. Un primo test per questo ragionamento potrebbero essere le elezioni teramane dove si potrà misurare il consenso del candidato civico Covelli.

Infine un asso nella manica di Gerosolimo potrebbe essere la moglie e Sindaca di Prezza, Marianna Scoccia. La prima cittadina prezzana ha svolto fin qui positivamente il suo lavoro ed è una candidata certamente spendibile nel caso in cui Abruzzo Insieme dovesse rimanere schiacciato fra i due poli. Ieri non è certo passata inosservata la sua presenza all’incontro di Civiche per l’Abruzzo, un raggruppamento di liste civiche animato da Daniele Toto che si presenterà alle prossime elezioni regionali in appoggio al centrodestra, civici pure loro, ma ben consapevoli su quale schieramento scegliere. Fra gli altri presenti infatti c’erano l’ex senatore di Forza Italia Fabrizio Di Stefano, il deputato di Forza Italia Antonio Martino, l’ex deputato di Scelta Civica Giulio Sottanelli e l’ex sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio.

È molto probabile quindi, che l’attivismo pubblico di questi giorni e l’insistenza con la quale nell’ultimo mese il civismo gerosolimiano sia uscito prepotentemente sui giornali rivendicando la sua alternatività a centrodestra e centrosinistra, sia più il tentativo di mostrarsi sicuro dei propri mezzi, per lasciarsi corteggiare da una delle due coalizioni ed alzare così la posta sul piatto in sede di contrattazione politica.

1 Commento su "Il civismo non è morto, il civismo è isolato"

  1. Dopo il suo abbandono l’ex ed ora non più che “solo consigliere”, fa la sua prima timida ricomparsa “pro elezioni regionali”, d’altronde il suo è un passo obbligato nel suo contado, se non per lui per la moglie… ma l’ambito ed il controllo finale comunque non cambia.

    L’accostamento della realtà politica nazionale con la realtà regionale ha poco di attinente…se non nell’affermazione della “casta onnipresente”.

    Della “nuova” rinnovata e partecipata vita politica nulla si è visto è avverato, come nulla dello scossone del nuovo modo di fare politica … anzi tutto l’opposto con schemi già rodati e da vecchia Repubblica.

    I vantati 400 “affiliati” più che altro “carbonari” ancora non dimostrano questa capacità… anzi i primi scricchiolii diventano boati… e lo stato finale risulta essere più comatoso di quanto si pensi.

    La formula politica è ormai evidente che possa avere una valenza solo “localistica”, al di fuori non ha dato nulla, necessitando degli appoggi esterni come riportato nell’articolo ora del centro destra… domani del centro sinistra.

    Un civismo opportunista ed altalenante… come da copione.. considerato il passato politico del loro “leader” non potrebbe essere altrimenti.

    E non finisce qui!!!

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