La lenta fine del Cea Barrasso, scatta l’opzione Cogesa

Una storia dura quella del centro di educazione ambientale (Cea) Paolo Barrasso di Sulmona del quale in pochi ricordano i tempi d’oro che pure ci sono stati, seguiti poi da una gestione a singhiozzo portata avanti più o meno da diverse associazioni e partenariati. Dal 2010 quando l’amministrazione Federico scongiurò la chiusura con attività avviate in collaborazione con cooperative e il polo sulmonese dell’università dell’Aquila e l’ultimo atto effettivo con l’amministrazione Ranalli quando il Cea venne affidato all’associazione Physis che, causa scarsità di risorse economiche, non è riuscita a fare molto. Oggi quel Cea, fondamentale strumento di educazione ambientale e di sviluppo sostenibile, è nei fatti chiuso  con il rischio di perdere il riconoscimento da parte della Regione e quindi la possibilità di partecipare ai bandi regionali per finanziarne le attività. L’assessore Antonio Angelone, fino a qualche tempo fa con delega all’ambiente ora passata nelle mani del collega Nicola Angelucci, aveva ipotizzato insieme alla sua maggioranza la possibilità di far tornare in auge diversi progetti che erano stati presentati negli anni precedenti salvo poi vedere il Cogesa interessato alla manutenzione del verde pubblico nel parco fluviale Daolio mischiando di nuovo le carte. La società partecipata, infatti, si è detta disponibile a rimettere su l’ufficio. “Ci si sta lavorando in collaborazione con il Comune- fa sapere l’addetta stampa-. Si tratta di un progetto legato alla caserma De Amicis per ora ancora in mano al demanio. Per il Cea il Comune resta comunque capofila e dovrà occuparsi della gestione. Siamo ancora in una fase embrionale” conclude.

Insomma ci vorrà ancora del tempo per tornare a vedere il Cea Barrasso di nuovo in attività sempre se prima, come già detto, non verrà meno il riconoscimento. Il rischio è concreto per uno dei primi centri a nascere in Abruzzo. “La responsabilità della Casini rispetto al Cea- dichiara il coordinatore di Ambiente è/e Vita, Patrizio Schiazza- è stata un fallimento perchè il centro non esiste né de iure né de facto” in un contesto regionale che poi rispetto all’ambiente e all’educazione non sta facendo molto. Schiazza ricorda come la Giunta D’Alfonso abbia di fatto distrutto l’ufficio di sviluppo sostenibile, il Crea e come in questi ultimi anni siano stati stanziati solo 200mila euro in totale, somma che prima andava a coprire solo un anno.

Circa il Cea qualche tempo fa erano tornati a parlarne anche dall’associazione Sulmona Trekking sollecitando

l’amministrazione a fare qualcosa. E’ Stefano Goti, parte dell’associazione e assessore durante il periodo Ranalli, a ricordare l’esperienza vissuta in un momento in cui non c’erano molte risorse da destinare al centro di educazione ambientale. “Avrei voluto avere più tempo- dichiara-. L’idea era di portare tutto al parco fluviale, avevamo proceduto agli accatastamenti, ma non siamo riusciti a procedere con il bando di concessione, tra l’altro molto restrittivo”. L’idea di Goti era quella di creare nel polmone verde della città un centro attrattivo a 360 gradi che dall’educazione ambientale potesse servire anche come supporto all’escursionismo e quindi ad uno sviluppo turistico di Sulmona e del comprensorio montano.

Un sogno svanito nel nulla, nel buio di un sonno profondo in cui l’ambiente pare proprio non essere tra gli obiettivi principali, questione di sensibilità e di paradossi con Sulmona centro, in un certo senso, del Parco Nazionale della Majella con la sede operativa dell’ente in città  e natura tutt’intorno.

Simona Pace

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