“L’Europa di chi non crede”, Liana Moca a Bruxelles

Ci sono tanti modi per festeggiare. Uno di questi è il confronto con altri popoli, culture, stati, quello che sta accadendo a Bruxelles da ieri con l’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti e la presenza della sulmonese Liana Moca, coordinatrice dell’associazione per la provincia dell’Aquila, presente nella capitale d’Europa come moderatrice. In occasione dei 70 anni dell’Assemblea dell’Onu della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’Uaar ha deciso di organizzare un confronto, di aprire un dialogo su “Europa di chi non crede: modelli di laicità, status individuali, diritti collettivi”.

Perché di diritti si sta parlando: “la libertà di religione, la libertà dalla religione”. “Un argomento troppo complesso, difficile da sintetizzare in poche righe- racconta Moca direttamente dal parlamento europeo-. Abbiamo relatori inglesi o che parlano della Francia o Germania. Oppure quelli della Romania o Ungheria agli opposti”. “Un tema tanto poco sviscerato quanto cruciale nel non sempre pacifico dibattito alle libertà individuali” spiega l’Uaar in una nota.

La base, tuttavia, è la normativa. A partire proprio da quella Dichiarazione, riferimento delle legislazioni seguenti tra le quali c’è proprio la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che fanno, appunto, delle libertà individuali un baluardo comprensivo anche del discorso non religioso. E, in particolare, “la posizione giuridica specifica del non credente negli stati europei che, per contro, si dotano pressoché sempre di normazioni ad hoc del fenomeno religioso”.

Fare il punto. Liana Moca è lì anche per questo, nel contribuire al “non facile compito di delineare un quadro d’insieme e di sinossi concreta sullo status del non credente all’interno dello spazio europeo e alla luce delle legislazioni nazionali e sovranazionali”.

“In questi anni ho imparato ad ascoltare. È questa la base per una convivenza pacifica: ascoltare il punto di vista di tutti, in particolar modo delle minoranze- conclude-. Questa occasione a Bruxelles è servita principalmente per questo: ascoltare, capire, e attraverso le esperienze delle altre nazioni riportare un bagaglio culturale da poter condividere”. Ascoltare e ascoltarsi per gettare le basi de “L’Europa di chi non crede”.

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