Se la scuola perde il Sentiero

Saranno solo una decina (a cui si aggiungono undici studenti della scuola media Serafini, che però marceranno per un solo giorno) gli studenti delle scuole sulmonesi oggi in piazza XX settembre per la partenza della diciannovesima edizione del Freedom Trail. Tutti, lunedì, al loro rientro, dovranno portare la giustificazione alla loro assenza, perché quella marcia di storia e libertà, quella lezione di vita itinerante, non fa più parte del piano di offerta formativa.

Nella scuola dei primati e dei primi, delle gare e delle classi speciali; nella scuola schiava della competizione non c’è più spazio per la lezione di umiltà e solidarietà che viene dalle pagine della nostra storia, quella che a noi dovrebbe essere vicina, vicinissima, perché ha l’odore dei racconti dei nonni davanti al sugo della domenica.

Nessuno tra insegnanti e dirigenti a Sulmona ha deciso di raccogliere il testimone di una manifestazione che ha saputo imporsi come una straordinaria occasione di insegnamento e di turismo, di socialità e sensibilità. E pensare che dalla scuola, da quello che una volta era il liceo scientifico, questo lungo cammino, arricchito di approfondimenti e produzioni editoriali, è partito e si è nutrito per anni, fino a quel divorzio mai compreso che, un giorno, d’improvviso, vide il Fermi tirare i remi in barca, chiudere la sede operativa dell’associazione Sentiero della Libertà.

In piazza, oggi, partiranno per la diciannovesima edizione in oltre cinquecento: il successo del Sentiero della Libertà non si è attenuato, non è scemato, e la sua risonanza nazionale cresce anzi di anno in anno. Ma quel buco nero, quell’assenza degli studenti sulmonesi fa male, molto male alla nostra città e alla nostra storia.
E sarà un’assenza che si noterà ancor di più tra quel fiume di ragazzi che in quasi 250 marceranno per tre giorni da Sulmona a Campo di Giove, a Taranta Peligna e fino a Casoli. Giunti a Sulmona un po’ da tutta Italia, accompagnati, loro, dai loro insegnanti e dalle lezioni di preparazione a questo evento: un allenamento di storia, più che di trekking, che il corpo docente delle altre città continua a costruire con passione e partecipazione: da Brescia (da dove verranno 18 studenti), da Cuneo (45), da Casoli (21), da Roma (38), da Lanciano (80), da Ancona (18).

Loro non hanno perso il Sentiero. Continuano ad onorare la memoria di chi sulle nostre montagne ha combattuto per la libertà, di quel Presidente, Carlo Azeglio Ciampi, che nel 2001 inaugurò il cammino ricordando il suo di viaggio, il suo sentiero, percorso esattamente settantacinque anni fa per raggiungere gli alleati oltre la linea Gustav: da Sulmona attraverso la Majella e fino a Casoli.
Pezzi di storia, della nostra storia, che a Sulmona la scuola non vuole più insegnare.

3 Commenti su "Se la scuola perde il Sentiero"

  1. Antonio Rosmini | 3 Maggio 2019 at 10:55 | Rispondi

    ERO STUDENTE DEL LICEO QUANDO PARTI’ IL PRIMO SENTIERO. ERA IL 2001. FU UN’INIZIATIVA BELLISSIMA, UNA NOVITA’ ASSOLUTA.
    C’ERA ALLORA IL PRESIDE PELINO. E’ STATO LUI IL FONDATORE.

  2. bene,presidi,funzionari,dirigenti,chiamateli come preferite sono nominati da chi? molti di loro pensano piu’al capo clan politico a cui devono l’incarico,agli interessi del partito di riferimento,alle elezioni,voti,ecc,ecc addirittura organizzano le “passerelle politiche”,
    “eventi”spot pubblicitari del capobastone del momento,meglio magici spettacoli ,chiacchiere, annunci del politico di turno…altro che formazione/insegnamento degli studenti,regna l’ignoranza,tutto nero su bianco rapporto/studio istat “sistema italia”,o no?

  3. Anch’io ero studente del liceo, quando partì il primo sentiero. Si diceva che un inglese avesse suggerito al Preside Pelino la rievocazione del sentiero che percorrevano tutti coloro che fuggivano dalle terre governate dai nazifascisti per approdare nelle terre liberate dagli angloamericani. Seppi, poi, che anche Ciampi con il sulmonese Carlo Autieri e il fratello l’ aveva percorso: c’erano delle guide di montagna, cacciatori che conoscevano il sentiero.
    Ciampi lo fece dentro una tempesta di neve. Allora c’era, eccome, la neve!

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