Un segno peligno sulla nave della legalità

La nave della legalità è salpata da Civitavecchia ieri direzione Palermo per ricordare oggi, a distanza di 26 anni, le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Con la nave sono partite anche le gigantografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vittime insieme agli uomini della loro scorta della mafia, disegni a mano curati da Luigi Fiore, sulmonese residente a Pratola, che da anni, ormai, collabora con l’ufficio storico della polizia a Roma.

Un lavoro di ricerca e documentazione che, matita alla mano e creatività, porta di volta in volta in vita volti, storie, stragi dell’Italia passata, storie in cui il corpo di polizia è stato parte integrante e fondamentale. Ne è un esempio il rapimento di Aldo Moro ricordato il 16 marzo scorso in occasione del quale Fiore ha dato vita, anche in questo caso, ai volti degli agenti della scorta ripercorrendo sempre con una illustrazione anche la fase del rapimento. “Una giornata intensa” per Fiore quella a contatto con i parenti delle vittime.

“Quelli della polizia mi dicono che guardano la storia attraverso i miei

occhi – spiega Fiore – perché oltre ad un attento studio, ricerca e documentazione ci metto anche del mio donando alle illustrazioni un taglio accattivante che possa arrivare alle persone”. Ma i progetti in ballo con l’ufficio storico sono tanti e diversi: il ricordo ai caduti dal 1852 ad oggi in uscita ogni mese sulla rivista della polizia; l’evoluzione storica del corpo; i soccorsi pubblici nei post emergenza e le decorazioni sono solo alcuni.  Un lavoro di memoria storica effettuato attraverso le illustrazioni che si fanno “mezzo per far conoscere la storia della difesa”.

Illustrazioni che ieri hanno solcato i mari, in bella vista su quella nave portatrice del profondo ed intenso messaggio di legalità.

Simona Pace

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