Furbetto licenziato chiede i danni al Comune

E’ stato depositato venerdi scorso il ricorso contro il licenziamento per giusta causa fatto a marzo dal Comune di Sulmona nei confronti di Stefano Pezzella, l’ex usciere di palazzo San Francesco coinvolto nella vicenda dei furbetti del cartellino, l’unico ad aver ricevuto il provvedimento piu estremo (il licenziamento appunto) dei trentadue casi sanzionati dal responsabile dell’Upd (ufficio provvedimenti disciplinari), il segretario Nunzia Buccilli.

L’avvocato di Pezzella, Alberto Paolini, ha chiesto al giudice del Lavoro del tribunale di Sulmona non solo l’annullamento del provvedimento e il reintegro in servizio, ma anche il riconoscimento dei danni patrimoniali e biologici subiti, a supporto dei quali ci sono certificati medici di cure psicologiche affrontate. In subordine, comunque, l’avvocato ha chiesto la sospensione del licenziamento, in attesa che si chiarisca penalmente la questione: Pezzella, come altri sette dipendenti comunali, è tra quelli infatti per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

Il cuore del ricorso è principalmente incentrato sulla tardività, e quindi sulla nullità, del provvedimento: la contestazione arrivata solo il 28 dicembre del 2018, quasi due anni e mezzo dopo, cioè, che il caso dei furbetti del cartellino scoppiò sulla stampa nazionale. La legge, sostiene l’avvocato Paolini, impone che la contestazione venga avviata entro quaranta giorni “dalla ricezione degli atti (giudiziari, ndr) ovvero dalla data nella quale l’ufficio ha altrimenti acquisito la notizia dell’infrazione”. E in due anni e mezzo, continua l’avvocato, la notizia è stata più che sviscerata, anche nei particolari, non solo dalla stampa di tutta Italia, ma anche acquisita formalmente da palazzo San Francesco. In particolare in due casi: quando cioè il 21 dicembre del 2016 il dirigente del quarto settore Amedeo D’Eramo, al tempo indagato, chiese formalmente l’attivazione della polizza assicurativa per la copertura legale (richiesta di cui nessuno prima aveva fatto menzione e rimasta insipegabilmente segreta) e quando nel maggio del 2017, l’allora responsabile dell’Upd, Sylvia Kranz, chiese ed ottenne dalla procura della Repubblica di Sulmona di avere gli atti del fascicolo aperto. Carte, queste, rimaste per diversi mesi sulla scrivania del procuratore senza che nessuno le andasse a ritirare.

Paolini contesta poi nel merito le accuse rivolte a Pezzella, spiegando che la sua attività di usciere lo portava spesso fuori dal Palazzo e che non era mai stata prassi timbrare il cartellino ad ogni uscita. Non per lui almeno. Ma questi sono aspetti che saranno discussi meglio in fase processuale. Pezzella è accusato di essersi assentato per oltre 161 ore in 29 giorni di lavoro, di aver timbrato per terze persone e di aver usufruito di buoni pasto che non gli spettavano. Ora potrebbe essere il Comune a dover pagare il conto.

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