Guerra nelle coop: alla Servizi turistici salta la clausola di salvaguardia

E meno male che è una cooperativa sociale, di quelle di tipo B, quelle che dovrebbero occuparsi dei lavoratori svantaggiati. Meno male che i lavoratori che dovevano essere riassorbiti prima erano soci della stessa cooperativa. Perché la Servizi Turistici che gestisce l’ufficio informazioni di palazzo Annunziata ha deciso di fare a modo suo, di violare la clausola di salvaguardia e riassorbire solo la metà dei lavoratori in uscita dalla Zoe.

I sentori si erano avuti già ad aprile, quando nelle more dell’affidamento della gara vinta di un anno, la Servizi Turistici aveva chiuso le porte agli ex colleghi della Zoe, ritenendo l’affidamento di due mesi non vincolante per la clausola di salvaguardia.

Era una scusa, evidentemente, o meglio il preannuncio di una strategia che si fa fatica a comprendere, se non mettendo probabilmente in campo valutazioni di carattere personale. Ma tant’è: a due dei quattro dipendenti è arrivata qualche giorno fa una lettera-comunicazione, scarna quanto drastica: “Per ragioni tecnico-organizzative, oltre che economiche, determinate dalla diversa modalità dei servizi appaltati – scrive la presidente Rosella De Deo – non ci è possibile aderire alla sua richiesta (quella cioè di essere assunti, ndr)”. Lettera indirizzata a Maria De Deo e Monica Michelangelo, la prima, tra l’altro, appartenente ad una categoria protetta, oltre ad essere la prima teoricamente da riassorbire per motivi di anzianità e stato di famiglia.

Quanto basta perché sulla vicenda si sia aperto ora un fronte di battaglia legale e sindacale, con la Cgil in prima linea che annuncia diffide e denunce.

“La clausola sociale non può essere ritenuta solo di indirizzo di carattere politico o una clausola programmatica – scrive il sindacato -, ma costituisce un vero e proprio obbligo volto a perseguire la continuità e le condizioni di lavoro acquisite dal personale”.

Una decisione “totalmente illegittima e comunque in violazione dell’art 37 del Ccnl” che, sostiene la Cgil “creerebbe un precedente  che invoglierebbe aziende disinvolte o cooperative mordi e fuggi, ad interessarsi agli appalti su un territorio che permette di disattendere le regole”.

 

 

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