I treni dei desideri

Un altro binario del turismo abruzzese su rotaia verrà inaugurato questa mattina. Il treno del Parco Sirente Velino partirà alle 7:18 da Lanciano, per arrivare nel cuore dell’entroterra con due fermate a Beffi e Campana di Fagnano Alto rispettivamente alle 10:05 e alle 10:15. Un itinerario che si ripeterà, in estate, ogni 15 giorni. Dalla costa dei trabocchi alle grotte di Stiffe. Dall’azzurro del Mar Adriatico ai massicci verdi aquilani. Una sorta di scampagnata per chi vuole fuggire dal caldo asfissiante del solleone, o semplicemente vuole rompere la routine da spiaggia con “La settimana enigmistica” e il quotidiano stropicciato e insabbiato, all’ombra dell’ombrellone.

Il treno charter di TUA si presenta come una navicella spaziale. L’unica in grado di infrangere una sorta di barriera spazio-temporale che divide due facce opposte e antitetiche dell’Abruzzo. Costa ed aree interne, appunto. Divise da qualcosa di più di una montagna e qualche manciata di chilometri. Perché se da un lato c’è un servizio in più a disposizione dei turisti per scoprire piccoli borghi incastonati tra i monti, dall’altro c’è l’assenza di collegamenti per chi quelle macchie di agglomerati antropici continua a farle vivere e sopravvivere.

Tanto per snocciolare qualche dato, a Campana di Fagnano ferma un solo treno. La sera. A Fontecchio il passaggio di Trenitalia, verso L’Aquila, è servito solo in due orari (alle 08:13 e alle 19:21) insostenibili per qualsivoglia pendolare che deve trovarsi in aula o in ufficio. Discorso simile vale per Acciano, con due fermate ma che consentono quantomeno di prendere il bus al volo (stile Fantozzi), una volta arrivati alla stazione del capoluogo alle 07:47. Peggio è la situazione di Beffi, tagliata fuori da ogni legame ferroviario, e con un solo autobus che si dirige all’Aquila, con partenza alle 06:54. Insomma, se si è turisti un treno nel week-end passerà, prima o poi. Se invece si abita nelle aree interne è meglio optare per altre strade. O meglio, altri binari.

E se il discorso economico che sta alla base del mercato, domanda-offerta, può essere l’alibi della penuria di collegamenti con le stazioni delle piccole realtà, esso non vale per i Comuni che sfondano le migliaia di abitanti. L’esempio lampante viene da Sulmona, Pratola Peligna e, più in generale, tutti i pendolari del comprensorio peligno che vivono sulla propria pelle la progressiva distruzione di ponti e collegamenti. Anche perché, dalla vallata, si muovono a centinaia e verso le direzioni più disparate: Alto Sangro, pescarese, aquilano, Marsica e, soprattutto, Roma dove, evidentemente, non proprio portano tutte le strade.

Il collegamento con la Capitale rimane un nervo scoperto al quale TUA ha provato a porre una pezza, dopo i tagli post Covid e dopo , con due corse in più ma con cambio obbligato ad Avezzano. Tra la Valle Peligna e la città eterna restano così 6 corse giornaliere, nei feriali, con la prima partenza alle 05:00 e l’ultima chiamata alle 15:45. Al lumicino, invece, le tratte festive, con appena due corse verso Roma: una alle 06:35 ed una alle 18:30.

Il reale desiderio dei pendolari peligno-capitolini viaggerebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, su rotaia. Già, perché il collegamento veloce tra Roma e Pescara, passando per la Valle Peligna, rimane nel limbo nonostante le rassicurazioni di Marsilio dopo l’estromissione dai fondi del Pnrr del progetto. Un binario morto, almeno fino a novembre dopo che il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dal Comune di Chieti, che si è opposto al lotto 1 già in calendario di appalto, ovvero quello che riguarda la tratta Interporto d’Abruzzo-Manoppello. Insomma, c’è da attendere i noti tempi biblici con lancette scandite dalla burocrazia italiota.

Ritardi che influiscono anche sul calo demografico che da anni vive il comprensorio peligno e non solo. Già, perché l’alta velocità in grado di collegare Tirreno e Adriatico, nasce con lo scopo di fare della Marsica e della stessa Valle Peligna la periferia di Roma, magari anche con un rientro nei confini abruzzesi da parte di coloro che abitano al di là di Carsoli e vorrebbero abbandonare il caos capitolino.

Chi non trova ostacoli sulle rotaie è la Transiberiana d’Italia, che ha annunciato le corse per le date del 15, 16 e 17 settembre su due locomotive a vapore che percorreranno le ardite rampe della Maiella. La prima tappa in programma è la Sulmona-Castel di Sangro, mentre le altre due vedranno la partenza dal comune ovidiano e fermata a Roccaraso. Una gallina dalle uova d’oro, che ha rilanciato il turismo peligno, ma non la celerità nel curare la cornice che dovrebbe, quantomeno, accogliere i turisti per una fotografia memorabile. I lavori nella stazione di Sulmona, infatti, non termineranno prima del 27 agosto. A dare il benvenuto ai turisti saranno le reti arancioni da cantieri per l’edilizia che, oltretutto, negheranno anche le celebrazioni per commemorare l’anniversario del bombardamento della stazione sulmonese.

Collegamenti che vanno a due velocità, che riempiono alberghi bar e ristoranti, ma che lasciano appiedati i residenti. E’ questo, forse, il prezzo da pagare per il turismo su rotaia e su gomma. Una scommessa vinta dalla transiberiana, e che ora si cerca di ripetere con il treno del Parco Sirente Velino. Le somme si tireranno in autunno con i dati, quelli tanto aridi quanto incontrovertibili.

Ovviamente l’investimento per la mobilità turistica non esclude di per sé quello per la mobilità al servizio di chi, per 365 giorni l’anno, vive sul territorio. Certo, alcune scelte lasciano basiti, come quella di escludere la Valle Peligna nel nuovo collegamento di TUA tra Roma e l’Alto Sangro. Un itinerario tanto suggestivo quanto scomodo, attraverso i Comuni del PNALM, da affrontare in “appena” 4 ore. Più di quanto si impiegherebbe da Pescara per raggiungere Bologna, tanto per rendere l’idea. Un desiderio costoso, che qualcuno ha espresso e che il genio della lampada ha esaudito.

5 Commenti su "I treni dei desideri"

  1. “ Il Tar ha già accolto la prima sospensiva dei lavori avanzata dal Comune di Chieti”… chi parlava di utilizzare i soldi del PNRR adesso che dice?
    Visto l’andazzo Italico, avevamo bisogno di una delega fino all’anno 2056 e non al 2026 per rendicondare i lavori dell’opera se eseguiti con i fondi del PNRR.
    Pensano alla mobilità dei turisti e la Politica, e tutti i politicanti annessi, si sono completamente dimenticati della mobilità dei Pendolari che ogni giorno si spostano per lavorare e studiare… i quali anche con caparbia volontà resistono alle mille difficoltà… resistono, non emigrano… ma fino a quando?
    Stanno scavando la fossa alla Valle Peligna… fra una decina d’anni il disinteresse, unita all’incapacità di incisività nelle decisioni che contano, porteranno a superare quella linea irreversibile dello spopolamento di Sulmona e dell’intera vallata.

  2. Fratellini miei | 9 Luglio 2023 at 11:54 | Rispondi

    È evidente che al genio della lampada, della Valle Peligna non gliene può frega’ de meno. Per l’anno prossimo, al posto del “genio” propongo l’Intelligenza Artificiale al governo della regione, sicuramente più acuta ed imparziale nelle scelte che riguardano gli abruzzesi. Tutti gli abruzzesi.

    • Luigi Gagliardi | 9 Luglio 2023 at 14:41 | Rispondi

      Vedrai che sarà una legge che faranno a breve, vieteranno l’uso dell’intelligenza artificiale per la gestione delle “questioni” politiche, la motivazione possiamo ben immaginarla tutti.

  3. Sicuramente più imparziale e meno costosa e dispendiosa per le tasche dei cittadini, rispetto ad un certo modo di fare politica. Per quello che siamo abituati a vedere, sarebbe difficile fare peggio, spedendo così tanto.

  4. … Spendendo..

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