Il binario morto del treno ad idrogeno. Musumeci mette la parola fine al sogno sulla Sulmona-Terni

Che Sulmona, l’Abruzzo, avrebbe “perso il treno” si era capito ad ottobre di due anni fa, quando l’allora commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini denunciò la latitanza di RFI sul progetto, nonostante i 50 milioni di euro già apparecchiati sul binario. Nei giorni scorsi, però, è arrivata l’ufficialità del “binario morto” sul quale sono finiti i treni ad idrogeno lungo la linea Terni-Sulmona, annunciati, non senza strilli di tromba, già alla fine del 2020.  

A togliere ogni speranza è stato il ministro della Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci in risposta ad una interrogazione presentata dai 5 Stelle: “Nell’ultima riunione del comitato d’indirizzo tenutasi in data 15 settembre 2023 – ha detto il ministro – si è dunque preso atto che la realizzazione dell’intervento di trasformazione del treno da combustibile fossile ad idrogeno verde lungo la linea Terni-Sulmona non può procedere a causa dell’inattuabilità tecnica, in ragione della notevole complessità infrastrutturale della linea e della gestione di sistemi di produzione di idrogeno verde convenientemente disposti in sicurezza in prossimità delle stazioni ferroviarie ed altresì in relazione alle criticità evidenziate da RFI nella elettrificazione della linea, in particolar modo nella tratta tra Sulmona e L’Aquila”. Non solo niente treni a idrogeno, ma neanche elettrici, come pure da anni si promette, con tanto di soldi in cassa (11 milioni di euro). Niente, neanche i treni senza fili che aveva immaginato il presidente Marco Marsilio, quando di fronte alle titubanze di RFI sull’idrogeno, aveva detto che avrebbe utilizzato quei fondi per acquistare treni elettrici con batterie speciali.

Sulla Sulmona-L’Aquila-Terni, insomma, si continuerà a viaggiare a gasolio, con tutto quello che questo comporta in termini di tempi e inquinamento. E nonostante, soprattutto, la Valle Peligna stia puntando sulla produzione di idrogeno verde, con l’insediamento annunciato della Ige e non solo nel Distretto Italico. I motivi della rinuncia, in verità, sembrano essere, anche per questo, una scusa: l’idrogeno verde è destinato a diventare a chilometro zero in Valle Peligna e anche il problema dei soldi era stato sulla carta superato. Uno dei primi ostacoli posti da RFI era infatti il costo eccessivo (120 milioni di euro) per realizzare l’opera, tanto più che i 50 milioni messi dal commissario per la ricostruzione non potevano essere investiti fuori cratere (ovvero a Sulmona e Terni). Nel novembre 2022, però, un decreto direttoriale del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture aveva fornito una copertura finanziaria di 300 milioni di euro a valere sul Pnrr per la “sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto ferroviario”, al di là del perimetro del post-sisma. Nonostante questo, però, il bando per realizzare “entro il 30 giugno 2026 almeno dieci stazioni di stoccaggio e rifornimento a base di idrogeno lungo sei linee ferroviarie”, non è mai stato emanato.

Semplicemente non ci si è creduto, non si è voluto sperimentare e il “treno verde” è rimasta solo una sfumatura accademica nell’arcobaleno della politica.

8 Commenti su "Il binario morto del treno ad idrogeno. Musumeci mette la parola fine al sogno sulla Sulmona-Terni"

  1. SalviamoSulmona | 16 Gennaio 2024 at 08:22 | Rispondi

    Le solite buone notizie. Non preoccupiamoci, è tutto normale.

  2. Ottimo articolo !
    Quello che mi meraviglia è che a chiedere un interrogazione parlamentare in merito sono stati solo i 5 stelle !
    Occasione persa ….la transizione energetica avanza in tutta Europa tranne che in Italia

  3. il treno ad idrogeno è una chimera.
    In Germania è stato ritirato dopo 2 anni.
    sulla Brescia Edolo la gara per la fornitura di idrogeno è andata deserta

  4. Ma che treno a idrogeno!
    Questo è fumo negli occhi.
    La politica non vuol capire che l’Italia, prim’ancora dell’Abruzzo, necessita di:
    1) una TRASVERSALE ad alta velocità ROMA-L’AQUILA-PESCARA che in un’ora colleghi centri vitali ed essenziali del centro Italia ( e all’Aquila dovrebbe dipartirsi un ramo, anch’esso ad Alta Velocità verso Teramo-Ascoli-Ancona-Venezia)
    2) una DORSALE APPENNINICA che consenta di collegare città di primaria rilevanza per l’economia nazionale (ossia L’AQUILA e PERUGIA) a Firenze, Bologna e Milano.
    Tra un po’ tutta la fascia appenninica sarà il “deserto dei tartari’ se non s’investe sui suoi centri più gloriosi, rappresentativi e dinamici!
    Marsilio, batti un colpo se ci sei@

  5. La storia si ripete.
    La “solita” tela di Penelope che viene ormai da tempo, “sempre” e solo disfatta sul nostro territorio, dove noi cittadini restiamo con la “navicella” sempre ben assestata in quel dove e che anche ringraziamo a testa basso e altro in alto.
    Comunque nulla è perso, ciò che era stata stanziato per il nostro territorio privo di infrastrutture di trasporto degne di esser tali, verrà dirottato su altri territori meno bisognosi perché già ben forniti delle stesse, ma con maggior peso politico.

  6. Dai, non lamentiamoci, avremo la Stazione di Santa Rufina per viaggiare nel nulla…, l’ennesima prossima incompiuta. Meditate gente, meditate.

    • SalviamoSulmona | 17 Gennaio 2024 at 14:29 | Rispondi

      Ennesima iniziativa del menga per continuare a giustificare lo sperpero di soldi pubblici nella speranza di togliere gli aquilini dal loro splendido isolamento.
      Avrebbero fatto prima a cambiare il capoluogo.

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