Il Premio Babele


Più che un premio è stata una passerella affollata, molto affollata: cinquantacinque medaglie e targhe e tomboli gioiello e confetti. Che a fare i conti di pubblico vero, esclusi i politici e gli organizzatori, ce n’era ben poco. Il Premio Sulmona, o meglio i Premi Sulmona, è diventato di fatto una Babele di cose, neanche più tanto d’arte: tra politica, architettura cara al presidente, design, giornalisti, letterati, fotografi, organizzatori, musici, artisti formali e informali, italiani e stranieri, del territorio e del Regno di Mezzo, fino ai comunicatori Facebook come “l’Abruzzese fuori sede” che onestamente confessa: “Ma io non sono artista – nin sacce manghe fa la O ng’ lu bicchijre – e ‘nzomme mi danno il Premio Sulmona per la Comunicazione”. E d’altronde è stato lo stesso presidente onorario, l’onorevole critico Vittorio Sgarbi, a fare a pezzi questa quarantaseiesima edizione: tra l’ironico e il serio, infatti, dopo aver denunciato su Facebook “l’ennesimo sfregio al nostro patrimonio” parlando del restyling della Rotonda di San Francesco, Sgarbi ha denunciato venerdì scorso dal palco del chiostro di Santa Chiara l’annacquamento della manifestazione, dove la pittura – da cui e per cui era nata – ormai riveste uno spazio relativo nel mare magnum di marchette al jet set e dove, ha detto, si danno premi a tutti, anche a se stessi. Cinquantacinque, appunto, tra premi, segnalazioni, menzioni e special. “Finché a un certo punto è apparso un certo Raffaele Giannantonio, che non so chi sia – ha detto Sgarbi scherzando – ma è bravissimo, perché ha preso il posto di Pallozzi fingendo di lasciarlo al posto di prima, l’ha mummificato ed è diventato lui Pallozzi”. Sulla gestione, o almeno sull’etichetta, del “presidente normale”, come lo ha definito Sgarbi, d’altronde, più di qualcuno ha avuto da ridire anche all’interno della stessa associazione Il Quadrivio che organizza l’evento. Certo il presidente non è piaciuto al responsabile della sezione fotografia, Umberto D’Eramo, redarguito da Giannantonio per il suo “cinguettio” e invitato pubblicamente “ad essere breve” che sulla brace c’era tanta, forse troppa carne a cuocere. E qualcosa, quest’anno, probabilmente è andata bruciata. Chissà che il prossimo Premio non preveda anche una sezione masterchef.

1 Commento su "Il Premio Babele"

  1. Arguto e puntuto e bravo l’estensore di questa gustosa cronaca. Malcapitati tutti quelli che hanno avuto a che fare con l’oggetto della suddetta cronaca. Che è un segno dei tempi, inutile girarci intorno.

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