La politica e il disonore delle armi

Di certo non si è lasciato in buoni rapporti con il sindaco Annamaria Casini e anzi tra i due erano volati gli stracci prima, durante e soprattutto dopo il “divorzio”. Però l’ex assessore Cristian La Civita non ha rinunciato a dare una mano alla città, seppure, ormai, questa non sia più la sua dopo il trasferimento chiesto ed ottenuto a Pescara.
E’ suo infatti il merito della sistemazione in extremis trovata dall’asilo nido Isola Felice nei locali del Nucleo industriale di Sulmona: un ambiente luminoso, pulito e a prova di sisma, che l’ex assessore, racconta, ha trovato in un paio di giorni intercedendo direttamente e personalmente con il presidente e il direttore dell’Arap dove lui stesso lavora.
“Mi è stata chiesta la possibilità di trovare una soluzione dalla presidente della cooperativa Nos, Candida D’Abate – racconta La Civita – e nel giro di un paio di giorni siamo riusciti a mettere a disposizione la struttura. Sono contento per i bambini e per le loro famiglie, l’ho fatto per loro; anche se – aggiunge – nessuno dell’amministrazione si è sprecato a dirmi almeno grazie”.

E in effetti ieri per il primo giorno di scuola sindaco, assessori (Angelucci e Di Loreto) e l’immancabile taglianastri Roberta Salvati, erano in prima fila a dispensare sorrisi e promesse, a farsi immortalare tra i grembiulini, che mediaticamente sono un po’ come l’effetto dei gattini su Facebook: un like lo strappano a chiunque, senza aver reso a Cesare quel che era di Cesare. Niente, neanche un accenno, neanche ex post nel comunicato stampa diramato.

Non c’è da meravigliarsi più di tanto, in fondo, se si pensa che, addirittura, per evitare di dover rendere merito all’ex assessore ripudiato e bistrattato in consiglio, l’amministrazione aveva già evitato di inaugurare il parco giochi di via Togliatti, un’altra realizzazione voluta da La Civita e incassata dalla Casini.
Eppure quel grazie avrebbe fatto bene alla scuola e agli studenti, più che all’ex assessore, perché sarebbe stato, in un certo modo, una lezione di civiltà e senso istituzionale e una dimostrazione di fair play di cui la politica ha tremendamente bisogno per riacquistare un po’ di credibilità e dignità.
Ma tant’è: in politica, come in amore e in guerra, non si fanno prigionieri. Neanche per l’onore delle armi.

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