Per la Giornata della Memoria, storie di fuga dal Campo 78

A Sulmona, diversi ebrei furono nascosti dalla popolazione e in questo modo riuscirono a sfuggire ai pericolosi rastrellamenti nazisti e fascisti. Tra loro la famiglia Fuà”. E’ anche dal giovane Oscar che nel capoluogo peligno si tornerà a commemorare fatti storici e dis-umani di tempi non troppo lontani. In occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio), venerdì 25 gennaio si svolgerà una visita all’ex Campo di concentramento per prigionieri di guerra n. 78 di Fonte d’Amore. Un appuntamento voluto dalle associazioni Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail, TerraAdriatica e Una fondazione per il Morrone “In ricordo degli ebrei internati in Abruzzo e dei deportati di Sulmona al campo di sterminio di Dachau”. Un momento per ricordare l’Olocausto, “il genocidio perpetrato dai nazisti nei confronti degli ebrei e di tutti coloro che erano ritenuti ‘indesiderabili’ dal regime, principalmente a causa dell’ ‘origine razziale’, dell’orientamento politico e religioso. L’Abruzzo fu luogo di confino e internamento per ebrei, palestinesi, siriani, cittadini stranieri dei Paesi Alleati e antifascisti, oltre a essere sede di importanti campi di concentramento per prigionieri di guerra” scrivono in una nota le associazioni che nel racconto continuano “Così Sulmona. Una mattina di ottobre del 1943, i soldati tedeschi irruppero nel carcere dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone e deportarono circa 400 detenuti nel campo di sterminio di Dachau, con la collaborazione dei fascisti e delle autorità locali. Da qui, poi, i deportati furono trasferiti negli altri campi dell’universo concentrazionario tedesco. Molti di loro non fecero mai più ritorno a casa. La maggior parte di loro, tra cui due giovanissimi ragazzi di Roccacasale, Erminio Spadino e Michele Scarpone, furono eliminati con il gas”.

E qui si arriva ai Fuà e ad Oscar che giovanissimo decise di arruolarsi tra le fila della Brigata Maiella, per liberare l’Italia. Venne ucciso solo qualche mese dopo a Brisighella. La sua storia

non è l’unica. C’è quella di Beniamino Sadun che si nascose a Scanno insieme alla madre e grazie all’aiuto di quello noto come l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi che, ricordano i promotori della Giornata, scrisse: “Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici, in particolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese”. (cfr. E si divisero il pane che non c’era, Liceo Statale Fermi di Sulmona, Sulmona, 1995). I racconti di fuga si ampliano ancora all’intera provincia: “A Pizzoli, in provincia dell’Aquila, fu confinato l’ebreo Leone Ginzburg, con la moglie Natalia, e i figli. Morì nel carcere di Regina Coeli, a Roma, il mattino del 5 febbraio 1944. A Navelli, paese dell’Aquilano, si rifugiò la famiglia Fleischmann, con padre internato perché ebreo. Uno dei componenti, allora ragazzo, ne raccolse la storia in un libro autobiografico dal titolo ‘Un ragazzo ebreo nelle retrovie’, La Giuntina, Firenze, 1999. A Montereale e in altre città abruzzesi, fu confinata la famiglia Pirani. Ad Atessa, trovò accoglienza e nascondimento, la famiglia Finzi Contini. Il figlio Giovanni, divenuto ingegnere, ricordò la permanenza in Abruzzo, con queste parole: ‘Un legame come tra madre e figlio’. A Casoli, ci fu uno dei più importanti e famosi campi di internamento per ebrei, al Palazzo Tilli. Oggi è uno tra i campi più documentati in Abruzzo. A Lanciano c’era un campo di internamento femminile. La testimonianza più preziosa è quella di Maria Moldawer, un’ebrea polacca, sposata Eisenstein, nel libro L’internata numero 6, Mimesis, Milano 2015. Maria riuscì a salvarsi fuggendo in America”.

E questo è solo “un elenco provvisorio”, perchè da riportare alla luce c’è ancora tanto. Per questo e per le altre storie ancora sconosciute, per “approfondirle, custodirne la memoria e cercare di coglierne gli insegnamenti” l’appuntamento è per venerdì 25 gennaio 2019, a partire dalle ore 09.30.

S. P.

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