Ecco il verbale del Nas, in chiusura anche neuropsichiatria infantile

Il rapporto è pronto ed è quello che si temeva, quello che inevitabilmente doveva essere. Il verbale del Nas di Pescara sul Centro di neuropsichiatria infantile sarà già domani sulla scrivania del sindaco Annamaria Casini e, come accaduto per il Centro di salute mentale e il Centro diurno, alla prima cittadina non resterà che firmare un’altra ordinanza di chiusura.
Non c’è l’agibilità nella sede affittata a settembre scorso dalla Asl in via Mazzini e senza agibilità non c’è autorizzazione sanitaria e non ci sono le condizioni per tenere aperta la struttura e assicurare un servizio fondamentale per l’utenza. Quella più debole.
In settimana, dunque, ma più probabilmente nel giro di qualche ora, anche il servizio destinato ai pazienti più piccoli e indifesi, sarà interrotto, senza che nel frattempo il signor Tordera, quello che taglia i nastri senza sapere se le pareti reggono allo strappo, abbia mosso un dito per trovare una soluzione alternativa.

Il Centro di salute mentale e il Centro diurno, d’altronde, sono chiusi da quasi tre mesi, ridotti a poco più di uno sportello confinato in una stanzetta al piano interrato di Medicina nucleare. Migliaia di pazienti allo sbando, che si aggiungono a quelli di Pratola dove sembra essere stata trovata una via d’uscita per il Centro per l’autismo, ma non ancora per quello di psichiatria.

Tornando a Sulmona, in viale Mazzini, nella sede affidata con un bando evidentemente non rispettato nel dettaglio, la situazione non sembra essere di così facile soluzione. Il Genio civile, dove la pratica di agibilità si è fermata, ha chiesto integrazioni che in parte sarebbero state fornite. Ma a quanto pare quello che manca è il collaudo statico, che non è così facile da ottenere per un edificio che ha una muratura mista e che è stato costruito in periodi storici in cui non certo erano richiesti i parametri di oggi.
La vicenda che si pensava di poter risolvere nel giro di qualche giorno, si è impantanata nella burocrazia o meglio nelle deficienze di un ufficio appalti che non ha verificato, come era previsto dal bando, l’ottemperanza di quanto richiesto dalla normativa.
Il tutto, il disagio, il dolore e la fatica delle famiglie coinvolte, a migliaia, nel più assoluto silenzio della politica.
Perché è vero che la responsabilità di questo disservizio è tutto della Asl, ma è anche vero che, in altre occasioni, proprio per l’allora Cim (oggi Csm), vennero trovate soluzioni lampo nel giro di pochi giorni.
Se viale Mazzini non è una sede a norma, insomma, qualcuno dovrebbe pur farsi carico di dare risposte agli utenti e a migliaia di pazienti orfani di un punto di riferimento importantissimo. Una grande famiglia di dimenticati a cui, presto, si aggiungeranno le famiglie e i pazienti di neuropsichiatria infantile.

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