Alla prossima

Il tempo passa velocemente e, più passa, più velocemente va. Viene scandito dal metodico susseguirsi di riti quotidiani che, con il loro incedere, ci traghettano verso l’alba di un nuovo giorno.
Fra questi, la raccolta differenziata è la regina. Le varie tipologie di immondizie sono lancette maleodoranti, che corrono sul quadrante dell’orologio della vita. Sembra ieri che ci è toccato esporre fuori dalla porta di casa il mastello del “secco indifferenziato” e oggi è già “organico”.
Le ore scorrono in fretta e ogni nuovo giorno mi sorprende intenta a selezionare, separare e comprimere, mentre le stagioni si alternano, le mode cambiano, le generazioni si succedono e le cose accadono.
Cose piccole e insignificanti, che lasciano tutto come già era e cose immense e gravi, che cambiano e stravolgono la vita in ogni suo aspetto.

Oggi è il mio compleanno. Un giornata di pioggia e di “organico”.
Le feste private sono vietate e così, per una volta, non devo decidere se condividere questo evento con parenti e amici o fare finta che sia un giorno qualsiasi sul calendario.
Ordinanza a parte, 49 anni non sono una tappa importante, non sono rotondi abbastanza, somigliano più ad un’offerta speciale: “a soli 49 anni”.
Nel 2021, con il virus sconfitto, il vaccino iniettato e la distanza sociale annullata, festeggerò direttamente il mezzo secolo e scatterò tante foto ricordo in cui staremo tutti abbracciati, a cantare “Tanti auguri a te”, lanciando sputacchi a ogni “t”, come se piovesse.
Ho controllato: sarà un martedì e, oltre a questa, l’unica certezza che ho per ora è che sarà giorno di “carta”.
Tutto il resto è riposto nelle speranze mie e dell’umanità intera, che attende impaziente il ritorno alla normalità, pur sapendo che non sarà identica a quella pre-Covid.
Mai come in questo periodo è stato inutile fare programmi: in poche ore può cambiare tutto. Rischiamo di andare a dormire tranquilli la sera e risvegliarci l’indomani in quarantena, in zona rossa o contagiati da un virus, che nessuno è ancora in grado di combattere efficacemente.
Ma non è questo il momento per lasciarsi andare allo sconforto e, sebbene “chi di speranza vive, disperato muore”, io spero con tutto il cuore che il prossimo 31 agosto sarà un giorno bellissimo, in cui saremo indebitati, ma sereni e avremo imparato finalmente a starnutire nei gomiti, anche se non servirà più, perché ci troveremo nella fase 4, a pandemia finita.
Saremo tornati a chiederci: “Come stai?”, credendo ciecamente a quel: “Bene”, liberi dall’obbligo di verificare l’effettiva temperatura corporea.
Ci tufferemo negli assembramenti, emozionandoci come se fossero tramonti e ricominceremo a viaggiare, senza la paura di non poter tornare.
Le barriere parafiato, i droplet, le rime buccali e i prezzi calmierati saranno solo parole cacofoniche perse nella nebbia di un ricordo da dimenticare.
Quel giorno sarò talmente contenta di assistere alla ripartenza della vita e del mondo, che non mi importerà di aver girato la fatidica boa, perché dietro alle spalle, insieme alla verde età, mi sarò lasciata anche tante cose brutte, come questo periodo così buio per tutti. Ma oggi sono altre le cose di cui devo preoccuparmi, altro che boe e feste. Nella nostra città i focolai di covid-19 stanno diventando incendio e la salute di tutti è in costante pericolo.
Il lavoro non arriva, ma le bollette sì. La scuola sta per ripartire, con vecchi e mille nuovi problemi. L’insofferenza di molti alle norme anti-contagio è palese e, chi non è infastidito, è demoralizzato.
La maggior parte delle persone è diventata come il virus: difficile da contenere, soprattutto dopo aver vissuto per due mesi l’illusione che fosse tutto finito.
La rabbia e la frustrazione dilaganti non sono meno pericolose di una pandemia. Ci sospettiamo, tracciamo, spiamo e segnaliamo a vicenda. Ci facciamo la privacy degli altri. Ci siamo antipatici.
Da venerdì scorso, l’obbligo della mascherina è stato imposto a tutte le ore in tutta la città, ma certe giornate sono talmente afose, che è più piacevole starsene in casa piuttosto che uscire senza poter respirare comodamente.
Questa situazione ci sta logorando, ma dobbiamo essere forti e positivi (solo nell’atteggiamento), in quanto siamo parte attiva del piano anti-Covid governativo, che solo con la nostra collaborazione potrà essere efficace.
Per tutto il resto, ci rifaremo. Sarà per la prossima volta.
Dopotutto domani è un altro giorno: carta.

gRaffa

Raffaella Di Girolamo

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