Bandiere blu

Lo chiede l’Europa, ma di certo non il voto. Almeno nelle periferie, nelle aree interne e nei piccoli centri. Eppure oggi aprono le urne per eleggere i 76 nuovi parlamentari italiani che andranno a rappresentare il nostro Paese al Parlamento europeo per i prossimi cinque anni. Mica una sciocchezza. Ma di venire a chiedere il voto qui, in Valle Peligna come in gran parte d’Abruzzo, non è venuto in mente a nessuno. O quasi, perché qualcuno il suo comizio lo ha tenuto in piazza XX settembre. Forse quello di Vittorio Sgarbi, seppur con una manciata di passanti più che elettori della sua lista, è stato il comizio che più di tutti ha occupato le colonne delle cronache politiche dei quotidiani italiani. Certo, non per i contenuti o per le idee portate in piazza, quanto per quei pochi presenti che fotografano la disaffezione tanto per il voto, quanto per l’Unione Europea.

Sembrano lontani i tempi delle sfilate lungo corso Ovidio di Giuseppe Conte (e quel siparietto con Elisabetta Bianchi) o della piazza riempita da Elly Schlein e Pierluigi Bersani nonostante la fredda pioggia marzolina. Da quel comizio a sostegno di Luciano D’Amico sono passati appena tre mesi esatti. Eppure quel calore elettorale è scemato. Vuoi perché il voto europeo rimane ancora poco allettante, e così sarà finché alle direttive dell’unione verranno affiancati termini come “diktat” o “imposizioni”. Così sarà fino a quando a Bruxelles si andrà a dialogare indossando l’elmetto da guerra, o almeno si farà passare questa idea ai propri elettori con campagne elettorali fondate sui “meme” fatti sui tappi delle bottiglie di plastica.

Di certo non è la politica, almeno quella nostrana, a spingere alle urne. Se non fosse l’aver trasformato quel poco di campagna elettorale visto nei grandi centri urbani in una partita tra tifosi, e nulla più. Senza tematiche, senza proposte. Basti pensare che tra i candidati c’è Roberto Vannacci, uno che sul palco quasi inneggia alla X Mas. C’è chi magari alle urne ci andrà spinto dalla candidatura di Ilaria Salis, capolista nella circoscrizione Nord-Ovest. Magari oltre alla sua elezione arriverà anche la scarcerazione dalla prigionia ungherese.

A Sulmona, cinque anni fa, il 44% dei votanti si presentò ai seggi. Ovvero l’undici percento in meno rispetto al 2014, quando il 55% degli aventi diritto al voto si recò alle urne. Di certo non si riuscirà a toccare il record del 2004, quando circa diciassettemila sulmonesi aventi diritto al voto (ossia il 79%) espresse le preferenze all’interno della cabina. Un dato “gonfiato” dal fatto che in quei giorni, 12 e 13 giugno, la città venne chiamata al voto per eleggere anche il nuovo sindaco: Franco La Civita. Difficile fare peggio del 2009, invece, quando non si raggiunse neanche il 38%, rimanendo addirittura sotto alla soglia provinciale (42%). Non viene in aiuto al trend negativo il risultato delle ultime elezioni Regionali. Il 10 marzo, un sulmonese su due è rimasto a casa delegando al 50% o poco più la scelta sul nuovo presidente della Regione Abruzzo.

Chissà se basteranno, tra oggi e domani, ventiquattr’ore di urne aperte per calamitare nei seggi i sulmonesi. O se ad avere la meglio saranno le temperature estive, facendo virare gli elettori su altre “bandiere blu”, quelle cioè all’ombra dell’ombrellone.

4 Commenti su "Bandiere blu"

  1. SOLD OUT

  2. Oggi e domani 34/36 ° tutti al mare .

  3. Europa e futuro | 8 Giugno 2024 at 14:56 | Rispondi

    Ragazzi, andate a votare.
    Stavolta è importante, perché il futuro è soprattutto vostro e ci troviamo di fronte a un bivio cruciale.
    Ed è importante scegliere con il voto, la strada giusta, quella che ci permetta di continuare a vivere in un’ Europa unita e democratica.
    Baluardo di progresso e civiltà per il mondo intero.
    La guerra a quest’idea di Europa, al concetto stesso di democrazia, è già stata dichiarata, da tempo da autocrati e dittatori che mal sopportano l’idea di un potere sottoposto a controlli e a vincoli.
    Per loro e per i loro accolti, il concetto stesso di democrazia è fastidioso.
    L’ideale da perseguire è il modello di governo,
    in cui fare impunemente ciò che vogliono e per ottenere ciò che vogliono ogni mezzo è lecito.
    Dittatori e autocrati, che con la loro “guerra ibrida” all’unione Europea, in corso da anni, stanno facendo di tutto per dividerla, renderla debole, litigiosa, poco coesa, perché si sa, che uniti si vince e si è più forti.
    E quindi la guerra all’Unione Europea, secondo il “divide et impera” si avverte ora, più forte che mai.
    Fiumi di disinformazione, notizie false, becera propaganda.
    E continua incessante il lavoro dei “Cavalli di Troia”, quei politici prezzolati e quei partiti, che lavorano costantemente criticando, screditando, facendo il possibile per renderla più debole e divisa.
    Non lo fanno certamente per il bene delle loro popolazioni,
    ma per accreditare un tipo di potere molto diverso da quello vissuto sino ad ora, il modello democratico, visto che strizzano l’occhio ad autocrati e dittatori.
    Ragazzi, il futuro è vostro, non fatevi prendere in giro.

  4. TANT CHI VOT VOT LE COS N CAGN ARRCURDEVL

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