Caso Guido Conti, verso una nuova archiviazione

Non ci sarebbero indizi particolari o talmente sconvolgenti da far mutare la posizione della procura della Repubblica di Sulmona sul caso della morte del generale Guido Conti. L’inchiesta riaperta nel luglio scorso dopo l’opposizione avanzata dalla famiglia, si avvia infatti a conclusione con il deposito, avvenuto venerdì scorso, degli ultimi referti delle analisi suppletive fatte dal Ris di Roma sul mozzicone di sigaretta ritrovato vicino al cadavere di Conti e sul sangue di cui erano imbrattati i suoi abiti.


Secondo indiscrezioni, infatti, il magistrato titolare dell’inchiesta, Aura Scarsella, sarebbe decisa a chiedere per la seconda volta l’archiviazione del caso, non essendo emersi a quanto pare fatti nuovi o comunque tali da far ritenere che possa essersi trattato di un’istigazione al suicidio o ancora di un omicidio.
“Attendiamo la richiesta della procura e una volta valutati gli atti – commenta l’avvocato della famiglia, Alessandro Margiotta – decideremo se presentare eventualmente una nuova opposizione. Ci devono convincere che si sia trattato di un suicidio spontaneo”.


Un caso complesso quello della morte dell’ex generale dei carabinieri-forestali, trovato cadavere, con un colpo di pistola alla tempia, la sera del 17 novembre del 2017 sul monte Morrone, nel territorio di Pacentro, lungo una strada chiusa al traffico.
Una vicenda che continua a serbare misteri: dai rapporti con il nuovo lavoro dell’ex generale sul sito di Tempa Rossa della Total in Basilicata, ai dati del computer cancellati dallo stesso Conti qualche giorno prima della sua morte, fino alle telefonate furibonde che il generale ebbe, come raccontato da alcuni testimoni, qualche giorno prima di quel fatidico 17 novembre.

1 Commento su "Caso Guido Conti, verso una nuova archiviazione"

  1. Gravius peccatum est quod homo occidat seipsum quom quad occidat alium, et similiter gravius peccatum esse videtur quod aliquis inferat noncumentum suo corpore quam corpori alterius.

    La “Quaestio disputata de Malo” è un testo spettacolare che ci ha lasciato in eredità Tommaso d’Aquino,(che aveva terre anche in Valle Peligna) e ,per la perfezione del suo contenuto dovrebbe, (in edizione mirata) essere adottata come libro di testo non solo nelle scuole militari dei Carabinieri ma obbligatoriamente in tutte le scuole di Polizia del mondo ed indipendentemente dalle religioni (perché quando uno ha testa come Tommaso può essere di insegnamento per tutti), per acquisire quella neccessaria consapevolezza del male da combattere ,e dalla forte distinta superiore posizione del bene.
    Il Gen.Nistri dovrebbe interpellare uno dei (non ormai frequenti) teologi viventi italiani dell ‘ O.P. , a Napoli od a Bologna per far preparare un testo dedicato alla fortificazione morale dei militari .(od anche un tomista tedesco di una buona università di quel paese e’ competente)

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