Cimitero: servizio a chilometro zero

Rischia di essere un servizio a chilometro zero, per usare un po’ di black humor, perché ad essere seri c’è solo da preoccuparsi. Che quando si passa sotto o sopra il settore cimiteriale della Confraternita di Santa Maria di Loreto, a Sulmona, le preghiere non sono solo per i defunti. Pilastri ridotti a scheletri arrugginiti, cemento, dove è rimasto, completamente polverizzato, buchi e mattoncini a vista, che in confronto i pilastri dell’A25 sono solide certezze. E ancora fili della luce scoperti, esposti alle intemperie e a possibili cortocircuiti.

 La Confraternita è consapevole del problema e questa settimana, assicura, sarà fatto un sopralluogo per capire come è possibile intervenire, mettere una toppa, almeno per ristabilire i valori minimi di staticità. Che nel futuro, invece, l’idea è quella di abbattere il porticato di ingresso sul quale si inerpicano le due scalinate cadenti e spostare ad un unico ingresso, nei pressi della chiesetta, due nuove rampe. In attesa di costruire i nuovi loculi (che dovevano essere già pronti) e di incassare un po’ di fondi, però, il problema è e resta soprattutto economico. Per fare manutenzione sul settore dei loculi, costruito quasi cinquanta anni fa, sono necessari soldi; soldi che la Confraternita, che ha ridotto molto l’attività di servizio funerario, non ha.

“Il problema è che le concessioni sono a novantanove anni – spiegano i lauretani – e la gestione e manutenzione dei loculi per un così lungo periodo è diventata difficilmente sostenibile”. Il caso della Tomba è il più evidente, ma non è che il resto del cimitero risplenda in decoro e sicurezza: a partire dalle tombe a terra, diventate un patchwork di croci, colori, stili e cumuli di terra di diverse altezze.

Peggio se ci si sposta sulle tombe storiche, a partire da quella del Barone Mazara, ormai patrimonio acquisito al bene comune, che tanto bene, però, non è: i cancelli rubati non sono stati mai ripristinati, l’erbaccia ha divorato gran parte della pertinenza e dei muri, mentre le pareti laterali sono ormai pietre a vista. Quelle almeno non coperte dalle indecorose travi di legno inchiodate da decenni tutto intorno alla cappella. In questo caso la cappella è diventata di proprietà comunale e dovrebbe quindi essere il Comune a prendersene cura. O almeno a ridargli un minimo di decenza, tanto più che il suo valore monumentale sarebbe innegabile, se solo fosse agibile. Se non per la memoria dei defunti, bisognerebbe intervenire per l’educazione delle generazioni future.  

7 Commenti su "Cimitero: servizio a chilometro zero"

  1. Spazzolatura dei ferri “al Bianco”, rimozione del calcestruzzo ammalorato, controllo delle sezioni residue delle barre e uso di malte passivanti (quelle blu). Se la sezione residua è troppo esigua procedere inserendo armatura integrativa o fibra di carbonio (deposito al Genio Civile). Poi vedere perché ha subito quel degrado (infiltrazione sicuramente) e si elimina la causa. Anche se l’inteferro tra alcune barre è veramente esiguo. Controllo delle Pignatte se sono in procinto di cadere (da alcune parti c’è stato sfondellamento) e si mette una rete antisfondellamento per sicurezza. Se si fosse fatto qualche anno fa non si sarebbe arrivati a questo livello di degrado.

  2. Ma ci vuole il sopralluogo per intervenire ?
    Ogni giorno siamo e sono lì!!

  3. Se un muratore di buon cuore, casomai il parente di qualcuno sepolto lì fosse intervenuto di sua spontanea volontà sarebbe stato denunciato…..
    La storia della persona che a sue spese andava ricoprendo le buche del manto stradale e poi denunciata oramai fa scuola….

  4. Altra difficoltà, il Cimitero e lungo centinaia di metri e molti anziani hanno difficolta ad arrivare alle tombe infondo sarebbe bene fare qualcosa

  5. Vengo da l’aquila e sono stato giovedì scorso a trovare il mio papa’ e i nonni. Non ho potuto avvicinarmi ai loculi perché “ingabbiati” stanno sopraelevando e mi e’ molto dispiaciuto. Certo, manca manutenzione generale eppure era la parte più bella del cimitero.

  6. SalviamoSulmona | 15 Aprile 2024 at 14:01 | Rispondi

    C’è qualcuno che sostiene che il grado di civiltà di una comunità si percepisce anche dal modo con cui v gestisce “l’ultimo approdo”.
    Ritengo non necessario aggiungere altro..

  7. I problemi di manutenzione di qualsiasi struttura pubblica non potranno che aggravarsi, nel corso dei prossimi anni.
    Quindi non solo i cimiteri, come in questo caso, ma anche le strade, le scuole, il verde cittadino.. ecc.
    Da una parte le esigenze di bilanci in pareggio, il patto di stabilità ecc. indurrà a limitare sempre di più gli interventi; dall’altra la popolazione invecchia e giovani ce ne sono sempre meno; il che, in altri termini, significa che ci sarà sempre meno forza lavoro disponibile anche per questo genere di interventi.
    Il fenomeno dell’abbandono e della desertificazione dei paesi finora era circoscritto ai piccoli borghi di montagna (alcuni dei quali oramai già spopolati) ma pian pian si sta estendendo anche a valle, anche ai centri di medie dimensioni.
    È cominciato il lungo inverno demografico e i calcinacci che ora si vedono qua e là in qualche struttura pubblica o in qualche edificio, tra qualche decennio saranno, secondo me, caratteristiche ricorrenti nei paesaggi urbani.

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