Immagini tra musica e poesia, il M° Paolo Cavallone e il suo film “Magasin de métaphores”

“E’ il risultato del confronto con la realtà e con la contingenza storica che ci accoglie. La molteplicità delle percezioni conseguenti al contatto, o collisione, col reale si riflette nella natura caleidoscopica del film”. Una breve spiegazione per introdurre a “Magasin de métaphores“, il film di animazione del compositore sulmonese Paolo Cavallone. Fino ad ora lo abbiamo visto impegnato in importanti appuntamenti legati alla musica, ma in lui, tra l’altro anche poeta, l’arte vien fuori attraverso diverse forme: il film d’animazione è una di queste.

Cinque anni per arrivare ad un prodotto “in cui la distanza fra l’udito, il percepito, il segno visivo e auditivo, è in continua mutazione – spiega il Maestro -. Per esempio, nel primo video, si staglia uno studio sulla percezione, basato sulla sincronizzazione del gesto pittorico e sonoro: un ‘errore’ della retorica cinematografica che perde la sua ridondanza nell’astrazione della sua gestualità”. E di musica che si prolunga nel gesto Cavallone ha già detto tanto.

“Suono visivo e pittura sonora in compenetrazione progressiva” per

raggiungere una natura polivalente tale da essere presentato come istallazione d’arte o video musicale a secondo dell’esigenza. La narrazione poetica di “Magasin de métaphores” si presenta in una organizzazione che richiama i gironi danteschi,  in questo caso sei (Ouverture; Comparaison; Confrontation; Une Chanson Allemande; Magasin de métaphores; Un comédien; Théâtres). Un film attivo, sottolinea l’autore, in cui lo spettatore deve necessariamente farsi parte integrante e interpretativa. E’ chiara, inoltre, l’influenza della cultura francese nella nuova produzione artistica, paese dove è già stata presentata.

Immagini che si plasmano attraverso musica e poesia, “visualizzazione del segno acustico” delle molteplici percezioni e stimoli della contemporaneità. Una evoluzione fisiologica per Cavallone: “Curare la regia del film è stato entusiasmante. Il senso della forma è connaturato nella necessità umana e dunque applicabile ad ogni forma d’arte – spiega -. Ci sono degli equilibri che appartengono alla nostra esistenza interiore ed alla nostra percezione del reale. Dunque, la forma di un lavoro ampio che va organizzato nel tempo, come un romanzo, un ampio lavoro musicale o un film richiede una gestione univoca a livello percettivo – Al di là della tecnica specifica di ciascuna arte”.

Con la regia, musiche e poesie di Cavallone, appunto, l’animazione, i dipinti e il video editing di Cristiano Morandini, “Magasin de métaphores” è destinato al circuito internazionale “su varie forme e formati, coerentemente con la sua natura” specifica il Maestro.

La musica incalza le immagini, che a loro volta fanno da sfondo al tratto poetico. Forme  diverse si fondono nell’utopia artistica verso la completezza.

Simona Pace

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