La guerra di tutti: i numeri della violenza di genere. L’Abruzzo è la regione con più femminicidi in Italia

I numeri sono ancora alti. Altissimi, anzi, in Abruzzo, che quest’anno con 5 femminicidi nel corso del 2023 si posiziona, con ampissimo margine (quasi doppio rispetto alle altre regioni), al primo posto in rapporto percentuale delle vittime per violenza di genere. Uno 0,77% seguito da uno 0,48% dalla Sicilia.

Alina Cristina Cozac il 22 gennaio a Spoltore, Cesina Bambina il 12 febbraio a Casoli, Alessandra Vicentini e Carla Pasqua (figlia e madre) il 31 marzo a Tempera e l’ultima Michele Faires Dawn il 1 novembre scorso a Casoli. Uccise, tutte, per mano dell’uomo di casa: padre, amante, marito.

Il 25 novembre a Sulmona non è una data qualsiasi, non più: l’altro giorno l’associazione La Diosa ha voluto ricordare presso la libreria Ubik i suoi dieci anni di lotte: dall’assistenza del Centro antiviolenza, al primo percorso rosa in Abruzzo in pronto soccorso, all’opera, soprattutto, di sensibilizzazione fatta nelle scuole e tra i giovani. Un percorso difficile, utile ma non sufficiente, mai abbastanza: 86 donne assistite con un’età media di 43 anni, di cui solo il 23% ha completato il percorso. Ovvero è arrivata ad uscire dal tunnel del silenzio, a denunciare, magari a ricostruirsi una vita. La punta di un iceberg ben più profondo se si pensa che il 90% della violenza di genere resta sommerso, non denunciato. Senza distinzioni di età e di ceto sociale: l’uomo violento è spesso il vicino di casa insospettabile, la “brava persona” o il “bravo ragazzo”, la coppia sorridente e felice all’esterno, sangue e lividi e umiliazioni e privazioni, dentro le mura domestiche.

Violenza fisica e violenza domestica, soprattutto, e poi lo stalking, il controllo, la violenza assistita, quella economica, le minacce, la violenza psicologica e quella sessuale.

Solo il tribunale di Sulmona ha avuto quest’anno circa 50 sopravvenienze di cause legate alla violenza di genere e ne ha definite una settantina: le più vecchie, però, fanno notare da palazzo Capograssi, risalgono al 2021. Con tempi buoni, insomma, rispetto alla media nazionale. Dove la lentezza della giustizia non è adeguata all’emergenza e all’urgenza dell’intervento: “Tre mesi fa – racconta La Diosa – abbiamo preso in carico una donna della provincia di Pescara il cui ex marito era venuto dall’estero per consumare la sua violenza, cospargendola di benzina e minacciando di darle fuoco. Dopo tre mesi dalla segnalazione fatta alla procura di Pescara, ancora non è stato preso alcun provvedimento”.

A Sulmona negli ultimi undici mesi sono stati undici, invece, i provvedimenti presi: 8 divieti di avvicinamento e 3 arresti, l’ultimo una settimana fa.

Numeri alti, ancora troppo alti per far finta di niente. “E’ un problema principalmente culturale – continua La Diosa – che coinvolge tutti noi. Ogni sera quando torniamo a casa dobbiamo chiederci se abbiamo fatto abbastanza, se abbiamo sottovalutato quel segnale lanciato da un’amica, o raccolto per sbaglio dentro ad un bar”.

“Lo scorso anno dopo l’inaugurazione della panchina rossa in paese – racconta la sindaca di Secinaro, Noemi Silveri – mi chiamò una donna ultra ottantenne che, fattasi coraggio con le nostre iniziative, decise di denunciare sessanta anni di violenze tra le mura domestiche”.

E’ una guerra che non ha età, né ceti sociali, né conti in banca. E’ una guerra di tutti, non solo delle donne, fatta di luce e parole e protezione. Ogni giorno, come fosse il 25 novembre.

4 Commenti su "La guerra di tutti: i numeri della violenza di genere. L’Abruzzo è la regione con più femminicidi in Italia"

  1. Un uomo che si comporta male con una donna non è un uomo: è un SALAME!

  2. … a parte insalami, provoloni e mortadelle…. dentro ogni mente, anche la più pacifica e intellettualmente elevata, alberga in un angolo remoto la FOLLIA, maschio o femmina che sia, a pochi per fortuna si manifesta con evidenti segni di disturbi mentali, mentre ai più resta latente per tutta la vita, ma essa è dentro la mente di ognuno di noi, nessuno ne è immune da questa brutta bestia, che è pronta a manifestarsi ed esplodere talvolta violentemente da prevalere sulla ragione, e indulge a far commettere atti violenti estremi, perfino a uccidere un altro essere umano.
    Benedette tutte le iniziative e tutte le attenzioni possibili e immaginabili messe in atto… possiamo inasprire sempre di più le pene per i colpevoli e persino buttarli dentro il cratere dell’Etna in Eruzione… ma la FOLLIA resterà sempre dentro la mente di ogni essere umano… pronta ad esplodere e manifestare tutta la sua violenza…

  3. L'Avanguardista | 25 Novembre 2023 at 09:50 | Rispondi

    Spesso ci si dimentica che la violenza a volte è anche femmina ma nessuno ne parla, perché l’uomo si vergogna di denunciare, quasi come se mettesse la sua posizione di maschio dominante prevaricato da una femmina, d’altronde in natura il maschio alfa è sempre maschio e mai femmina.
    Ci sono donne che avvelenano, donne che tranciano il pene ai loro compagni, donne che hanno portato via tutto ai loro mariti compreso figli e casa, donne che con l’amante hanno ucciso i loro mariti per liberarsi della loro metà contrattuale.
    D’altronde in natura ci sono femmine che dopo il sesso con il maschio lo ammazzano e poi lo mangiano, come la mantide religiosa.
    E come non ricordare la perfida Salomè figlia di Erodiade che con le suo forme di bella fanciulla danzò e ammaliò Erode al punto di farsi dare la testa di Giovanni il Battista su di un vassoio d’argento.
    Non è l’uomo che è violento, è Satana sempre in agguato pronto a creare quelle situazioni che portano al male.
    Bisognerebbe allora fare una istruzione all’interno delle famiglie su cosa è il rapporto di coppia e soprattutto elencare le casistiche che si possono creare e che possono generare la violenza di coppia affinchè questa violenza possa essere evitata e fermata in tempo.
    Bisogna parlare non di “violenza di genere” ma di “violenza di coppia” anchè perché può generarsi tra coppie dello stesso sesso.

  4. È un discorso molto complicato da fare perché ogni caso è diverso dall’ altro, comunque condannò fortemente la violenza di genere ma va anche detto per onestà intellettuale che sono anni che le leggi al riguardo vanno tutte completamente in un unica direzione. In caso di separazione l’ uomo nella maggior parte dei casi resta senza casa, senza figli e con lo stipendio dimezzato seppur già basso di suo.
    Tutto questo può portare una mente più debole a comportamenti estremi che possono sfociare in violenza.

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