L’ammuina e la nuova maggioranza

Prendete i popcorn e mettetevi comodi, avrebbe detto Matteo Renzi, anche se lo spettacolo, l’ennesimo, che va in scena a palazzo San Francesco vede come protagonisti, tra gli altri, proprio i suoi Dem. E come nelle migliori commedie all’italiana non mancano i colpi di scena, i paradossi, gli intrecci e i tradimenti.
La storia è quella di una città agonizzante, di un’amministrazione che il barile lo ha raschiato da tempo e di una politica che ha rinunciato alla dignità.
Perché a dispetto del superamento della crisi sbandierato dal sindaco Casini appena ieri, la strada per la nuova maggioranza è irta e lunga. Oddio mica tanto lunga a naso.

Dopo il varo della giunta politica di “sinistra-destra-un po’ più al centro quel tanto che basta”, con tutti i quesiti di incompatibilità al vaglio ora del segretario, infatti, ci sono un paio di questioni che restano irrisolte e che rischiano di far saltare il banco ancor prima che si diano le carte.

La prima è la questione della presidenza del consiglio: nell’accordo tra gerosolimiani e dimasciani, infatti, è prevista anche questa poltrona come compensazione. Al Pd e al vice presidente Fabio Ranalli dovrebbe andare la guida dell’assise, specie dopo che il nominato assessore in pectore Ermanno D’Artista (dimasciano) ha rinunciato all’ultimo momento facendo posto nell’esecutivo a Pierino Fasciani (gerosolimiano). La stretta di mano e il patto del branzino, però, non saranno probabilmente sufficienti a far rispettare gli accordi. Perché su quella poltrona, stabile e comoda, si trova oggi Katia Di Marzio (passata all’opposizione con il gruppo di Avanti Sulmona). Su di lei pesa una mozione di sfiducia annunciata da Sulmona al Centro (gerosolimiani), ma sarà difficile che riusciranno a disarcionarla. Per sfiduciare il presidente del consiglio, infatti, serve innanzitutto una motivazione valida e soprattutto i due terzi dei voti del consiglio. Una maggioranza qualificata, come si dice in gergo, che la nuova maggioranza al branzino misto non ha.

Ancor meno poi dopo la presa di distanza (e siamo al secondo punto) fatta dal consigliere di quasi maggioranza di Adesso Sulmona, Andrea Ramunno che, pur dando qualche stoccata ai fuoriusciti, definisce “paradossale” la situazione che si è venuta a creare e “violentato il mandato ricevuto dagli elettori”: “Non condivido le modalità e i termini con cui si è arrivati a chiudere l’accordo con chi tre anni fa è stato sconfitto alle scorse elezioni comunali – avverte Ramunno -. Chiedo al sindaco di farsi garante per la città rispetto alla nuova giunta presentata e nei suoi equilibri. La mia posizione sarà di ‘responsabilità’ così come è stata definita la neo giunta e voterò solo i provvedimenti ‘responsabili’ per la città. Userò esclusivamente come metro di valutazione le cose positive di cui ha bisogno la città e per le quali ci siamo candidati tre anni fa e che oggi non abbiamo portato a compimento”. E insomma un appoggio esterno che fa scendere la nuova maggioranza sul filo del rasoio (otto consiglieri più il sindaco).

Il gran finale lo riserva però il Pd, o meglio sarebbe dire il Pdm (partito Di Masci), che aggiunge quel tocco di comicità che non guasta alla commedia. Dopo la “sofferta” decisione di appoggiare un sindaco dichiaratamente di centrodestra, infatti, la segreteria del partito si ribella (non prima eh) presentando in blocco le proprie dimissioni. Anzi no, non proprio: il segretario Sergio Dante, infatti, disconosce, solo dopo averlo dato in pasto alla stampa, il documento dei sei che però lo vede come primo firmatario: “Era solo un comunicato – spiega (insomma) – che è stato mal interpretato, frutto di una incomprensione”. Documento, a beneficio dei lettori, che titola: “Dimissioni dalla segreteria del Pd Sulmona”. Dante, spiega che venerdì riunirà un nuovo direttivo e chissà che non si decida tutti insieme di iscriversi alla Lega.
In fondo tutto questo Amba Aradam è stato dettato solo da una precisa strategia politica: quella di resistere all’avanzata di Salvini e della destra evitando elezioni a maggio e di restare, per quanto più tempo possibile, a fare “l’ammuina”.

4 Commenti su "L’ammuina e la nuova maggioranza"

  1. Aldo Tassinari | 26 Febbraio 2019 at 08:29 | Rispondi

    mamma mia che porcheria di città…

  2. Ma quindi il segretario non si è dimesso perché non si era dimesso?

  3. ANTONIO ROSMINI | 26 Febbraio 2019 at 10:07 | Rispondi

    Ancora Di Masci, sempre Di Masci. Andrà un giorno in pensione un personaggio così respingente, per non dire altro?
    I nostri figli lo avranno ancora fra i piedi, sempre per non dire altro?

  4. bene ,la voluta negligenza non e’ piu tollerata,le disposizioni di Legge puniscono severamente chi crede di poter fare come meglio crede in spregio e violazione delle regole…quelli indicati dall ” ammucchiata “politica sono consapevoli…iniziando dal conflitto di interessi, poi le partecipate,societa’,coop,appalti,contratti,gare ecc.ecc e’ tutta una strategia per gli scopi dei ritorni particolari,personali,degli amici,amici degli amici,altro che bene pubblico quali i benefici ai Cittadini,o no?

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