Maria e Teresa, eredi della “Resistenza umanitaria”

(foto di Mario Salzano)

(foto di Mario Salzano)

Le avevamo viste a gennaio protagoniste di un incontro virtuale che aveva messo a confronto storie e generazioni in onore di una memoria da diffondere e consolidare. Oggi Teresa Clowes Bartholomew, nipote di Maurice Bartholomew, e la signora Maria, figlia di Salvatore Petrilli si sono finalmente incontrate al campo 78 di Fonte d’Amore. La storia è una di quelle che lascia gli occhi lucidi ed una piena sensazione che l’umanità può riuscire a riscattare tutto ciò che di marcio nella storia è stato vissuto. Insomma, Maria e Teresa, nella loro ampia lontananza generazionale si sono trovate a condividere l’eredità di quella che oggi viene ricordata come “Resistenza umanitaria” con prigionieri di guerra che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 riuscirono a trovare ricovero nelle abitazioni dei paesi vicini. Maggiormente al Borgo Pacentrano di Sulmona dove in via Panfilo Serafini Maurice, soldato inglese e fuggitivo, bussò alla porta di Salvatore Petrilli. Così venne fuori un nascondiglio, una vecchia cantina in cui proteggere il prigioniero a costo della vita, questa era la pena imposta dai tedeschi. Come accadde ad alcuni abitanti di Roccacasale, rastrellati e imprigionati prima al carcere della Badia per essere trasferiti l’indomani sul primo treno per Dachau, di nove ne sono tornati in 6, il più piccolo era Angelo De Simone, “Aveva solo 16 anni” ricorda lo storico Mario Salzano nel suo racconto, storia passata ma tornata alla luce di recente.

Dal luogo di prigionia sulmonese, tra vecchie foto, resti e cimeli storici come i buoni pasto che Teresa mostrava, tra libri e storie di tanti altri inglesi la visita al Campo si è sostituita a quella della cantina, lì dove nonno Maurice era custodito. Dal settembre 1943 al giugno 1944 si stima furono 400 i prigionieri nascosti nelle abitazioni, alcuni addirittura per 9 mesi. Storie di coraggio che a cascata, a distanza di tempo, arrivano ad arricchire quel pezzo di storia poi effettivamente neanche così lontana e tramandata anche attraverso testimonianze dirette. Un lavoro lungo, prezioso, partito dall’associazione Freedom Trail, dall’ex prigioniero Kit Kilby, dalla curiosità di Mario Setta nell’intercettare gli inglesi che periodicamente venivano a Sulmona per ripercorrere i passi della propria storia familiare. Così come Teresa sul Sentiero della Libertà oggi pomeriggio a Campo di Giove.

Simona Pace

2 Commenti su "Maria e Teresa, eredi della “Resistenza umanitaria”"

  1. Un lavoro lungo e prezioso partito dal Liceo scientifico. L’associazione è venuta dopo. Le prime edizioni del Sentiero sono state organizzate dalla scuola. Ricordo, per l’ occasione, la Prof Gina Tiberi, purtroppo, troppo presto scomparsa, che, pioniera della posta elettronica, era il 2001, dovette darsi da fare per dotarsi delle mail delle scuole italiane e straniere. Fu così che arrivarono tanti stranieri come non si sono più visti al “Sentiero”

  2. Bene,anzi male,assenza di ideali,valori,principi,obiettivi..l’associazione per la momentanea visibilita’degli aventi ruolo,la scuola e la sua missione,”preparare” le future generazioni: il buio del campo,la luce del sentiero….riflettere sul monito,l’esortazione a non ripetere l’errore,”l’insegnamento” dalla storia…purtroppo e’ la nostra italietta,tutte chiacchiere ed annunci…un ‘idea,un progetto vincente,con elevate potenzialita’,anche e soprattutto come attrattore turistico…grazie all’impegno,capacita’,senso del dovere,responsabilita’,
    dedizione,passione,ecc…non al cappello,con il quale ,si pensa di essere Napoleone.
    oggi,per i sapienti del momento contano gli spot pubblicitari,i numeri statistici dei passaggi,la visibilita’ del comunicato(falso),non sono importanti i risultati,l’esito,
    il successo (progetto,piano,impresa) ed i conseguenti benefici…o no?

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