Refezione scolastica, polemiche fuori dall’Europa

La prima cosa che stupisce nella polemica apertasi nei giorni scorsi sulla gara d’appalto europea per le mense scolastiche, è che a farla sia l’assessore ai Lavori pubblici, Mauro Tirimacco, che certo farebbe bene ad occuparsi con urgenza dei tanti cantieri che non partono e di quelli che partono e fanno danni. Prima di preoccuparsi di imbandire la tavola, insomma, farebbe bene, l’assessore ai Lavori pubblici, a preoccuparsi di aprire le scuole chiuse, molte delle quali non hanno neanche un’aula mensa dove consumare i pasti.

Ma tant’è la sua potrebbe essere anche un’esternazione legittima, se almeno rientrasse nell’alveo della competenza in materia, anzi nelle materie, perché “l’assessore al baratto”, continua a dimostrare una certa scollatura con i principi che regolano i ruoli amministrativi e istituzionali.

Dice, l’assessore, che secondo lui nel bando di gara, a cui è stato dato il via libera giovedì scorso, “i prodotti locali sono stati messi in un cantuccio” e che attribuire solo mezzo punto per ogni prodotto locale utilizzato è troppo poco. E ancora che “il bando è stato fatto senza una concertazione collettiva e un approfondimento da parte dell’esecutivo”.
Insomma bisogna ripartire dall’abbecedario, dal principio che pure dovrebbe essere chiaro ad ogni amministratore dopo la legge Bassanini e cioè che la parte politica dà gli indirizzi (come sono stati dati, e di questo va dato atto all’amministrazione Casini, nonostante Tirimaco non fosse ancora in giunta) e che quella tecnica e burocratica esegue secondo legge, attraverso la normativa, i bandi e le gare d’appalto.

La gara europea sulla refezione scolastica, arrivata con cinque anni di ritardo e continue proroghe e mini gare, è una gara di tipo “verde” che si rifà al Pangpp, acronimo di Piano di azione nazionale sul green public procurement (ovvero come regolare la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione).
Questo documento, che non è la lista della spesa da fare al pizzicagnolo all’angolo di casa, ma una normativa comunitaria inderogabile, fissa i criteri ambientali minimi per il servizio di ristorazione collettiva e per la fornitura di derrate alimentari, il che comprende una serie di parametri premianti molto complessi, come ad esempio il “carbon footprint” che valuta cioè quanto un alimento per la sua produzione e messa in commercio utilizzi o meno emissioni di gas ad effetto serra e anidride carbonica nel ciclo di vita. E ancora punteggi aggiuntivi per la maggiore quota di alimenti come frutta, verdure e ortaggi, legumi, cereali, ecc; fino alla destinazione del cibo non somministrato, i trasporti utilizzati (ad esempio un’auto elettrica premia di più), la riduzione del rumore, l’utilizzo di cibi esotici da coltivazioni equo e solidali dove siano rispettati i diritti dei lavoratori.
Nelle specifiche tecniche di base del Pangpp, sono fissate anche le percentuali di utilizzo di produzioni biologiche (almeno il 40%) e dell’uso di prodotti Igp, Dop e Stg (almeno il 20%), la provenienza della carne (15% biologica e 25% Igp e Dop), del pesce e così via.
Dire quindi che un non meglio precisato prodotto locale è in “un cantuccio” è un’affermazione priva di qualsiasi senso, come lo è dire che i prodotti locali, solo perché locali, siano “più sani e garanzia per gli alunni”.

“Voglio rassicurare i rappresentanti scolastici sul fatto che la gara premierà la filiera corta e i prodotti bio – rassicura giustamente l’assessore al ramo Pierino Fasciani -. Infatti nell’ambito delle norme sugli appalti, d.l. 50/2016 che impone  alle pubbliche amministrazioni di rivolgersi al mercato europeo per importi così rilevanti (da circa 2,8 milioni di euro, ndr), al fine di garantire un’alimentazione sana e corretta per la crescita dei discenti, è stato tenuto conto della filiera corta e a chilometro zero, premiando l’utilizzo di ben 16 prodotti della Valle Peligna per un massimo di 8 punti, in ottemperanza peraltro a quanto previsto nelle linee guida ministeriali”.
E’ l’Europa che lo chiede e che lo impone, che l’assessore Tirimacco lo voglia o no.

1 Commento su "Refezione scolastica, polemiche fuori dall’Europa"

  1. bene ,forse il signore ,abile illusionista,pensa ai ritorni particolari, quelli delle societa’ di famiglia,occorre sicuramente chiarire,meglio un’approfondimento con evidenze certe:le societa'(visure camerali/soci sono pubbliche) che firmano contratti di chi sono?Iniziando dagli immobili locati per pubblici servizi,via noleggio equipaggiamento/attrezzature ,per arrivare alle forniture di “prodotti locali”,smaltimento rifiuti speciali inclusi, le quote societarie appartengono….piu’ che pennivendoli prezzolati occorrono giornalisti con la schiena dritta,o no?

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