Un altro incendio a Rocca Pia. Sul Morrone le fiamme raggiungono la chiesa di San Pietro

Un nuovo fronte di fiamme, che poi tanto nuovo non è, ma che complica ancora più la difficile situazione dell’Abruzzo interno. Poco fa due pennacchi di fumo denso si sono alzati infatti su Valle Gentile, tra Rocca Pia e Pettorano sul Gizio, nello stesso punto più o meno dove è iniziata, a Ferragosto, questa settimana d’inferno.
Non è chiaro se si tratta di una recrudescenza del vecchio incendio, ma gli addetti ai lavori tendono ad escluderlo. Potrebbe essere insomma un nuovo gesto doloso, per un attacco al territorio che continua senza sosta. Questa mattina, d’altronde, un altro principio di incendio è stato domato dal lato opposto, sotto Roccacasale, dove tra sabato ed oggi sono stati ben sette i tentativi di accendere un rogo.

Intanto a Sulmona la situazione non accenna a migliorare, nonostante le rassicurazioni della politica e dei tecnici che questa mattina hanno tenuto al Coc un tavolo istituzionale per fare il punto della situazione e nonostante l’arrivo dei militari e l’opera dei volontari, questa volta, finalmente, dirottati a terra ad aggredire il fronte del fuoco.
Le fiamme, tenute sotto controllo a valle, nei pressi del Casino Pantano, dove in queste ore stanno operando militari e una parte dei volontari, oltre agli uomini della protezione civile, hanno al contrario aggredito la zona a monte del Morrone, verso le Vicenne. Il rogo, riferiscono i volontari delle frazioni che da questa mattina si sono recati sul posto, ma che hanno poco fa dovuto rinunciare all’impresa perché troppo pericoloso “anche per l’assenza di gettiti da parte dei Canadair”, hanno raggiunto di fatto la chiesa di San Pietro. “Da qui si stanno dirigendo alle Vicenne – spiega Costantino Cianfaglione, appena tornato dalla cima – e c’è il concreto pericolo che una volta in vetta discendano sulla pineta del versante di Pratola in direzione del Colle delle Vacche. La montagna si sta consumando rapidamente, non resterà nulla”.

Il presidente Luciano D’Alfonso, che ha parlato di 900 ettari di territorio aggredito, ha annunciato interventi straordinari fino a quando il fuoco non sarà domato, ma di aerei da questa mattina se ne sentono pochi volare sulle teste dei sulmonesi. Gli stessi addetti, d’altronde, non sanno indicare tempi e modi di spegnimento: potrebbero volerci anche dieci giorni, sostiene qualcuno, fin quando cioè dovrebbe arrivare la pioggia o, in alternativa, quando non resterà più nulla da ardere.

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