Nu seme nu

Siamo tutti cattivi in una storia raccontata male. Ma se hai una favolaccia in tasca e qualcuno a cui spifferarla non sei fottuto. Non disperare. Perché ogni persona è un destino che merita un palcoscenico per svelarsi e un sipario per nascondersi.

La memoria dei vecchi è una fregatura con capelli canuti. Ti spiegano con minuti particolari una scena di trenta o quarant’anni addietro. La verità è che l’hanno rievocata centinaia di volte. Hanno a mente l’accomodata versione che ne hanno fatto la settimana scorsa. Ai ricordi basta un odore per riaffiorare. Ma son come le nuvole. Possono essere qualsiasi cosa. Fate che mimano quel che il vento vuol raccontare. E noi siamo pronti a crederci per scrutare un pirata o una bici. Guai a confondere ricordo con memoria. Il primo bussa nella testa come un tamburo. La seconda è ricerca, una ruspa che scava per trovare un senso al presente. Mai mischiare ribelli e rivoluzionari. Mai. Il ribelle ha fretta. Il rivoluzionario sa aspettare.

A gennaio m’appare Carlo Tresca, L’uomo più buono del mondo. Artista del tumulto. Latin lover dell’anarchia freddato a New York dal piombo mafioso, dove la quindicesima e la quinta strada s’incrociano. L’undicesimo giorno del 1943.

Quando sfioro Case Pente, pugno di tetti all’ombra degli alberi pizzuti, vedo le trincee del metano. Tubi come vermi d’acciaio interrati fino all’Umbria. Penso ai no-hub. Al signornò Mario Pizzola, antimilitarista combattente. A Gilberto Malvestuto, bandito della libertà. Sepolto dal principio di marzo. Andato via scavallando il secolo di vita per riprendersi le ore perse da giovane a imbracciare l’artiglieria.

Passato Ferragosto slarghi e vicoli tornano alla gente. Grazie a Valter Colasante che mi ha indicato come l’umiltà sia la sorgente della bellezza. Se cammino Piano Piano odo la città sonante, note struscianti su uno spartito come migliaia di scarpe che calpestano il porfido scuro. Strepiti e melodie su scalinate musicali consumate dal martellare dei giorni, in piazzette ingentilite dal battere delle dita sui denti del cassone con la coda dove, nella pancia, dormono milioni di canzoni.

Amarena era la mamma di Juan Carrito, il bruno più molestato dai malati del selfie. Travolto una sera d’inverno da un’auto dove la statale 17 comincia a impennare. La madre invece è stata presa a schioppettate alla fine dell’estate nella buia periferia di San Benedetto. Di questo clan di marsicani pelosi restano due piccoli. Spiati a distanza. Gli altri confidenti son diventati orsi in streaming con codici da battaglia navale: F22 Barbara, F25 Gabbietta, M21 Lucio. M20 ed F17…affondati…

Ma si può stare in piedi anche con due ruote sotto il culo. Basta avere fegato e mira per colpire in fronte l’accidente. Ed ecco che il coraggio ti appunta un oro sul petto: Giulia Valdo e Alessandro Camarra, fuoriclasse paralimpici, son rientrati da Milano vincitori. È vero: non sei mai un perdente fino a quando smetti di provare.

Il poeta contadino non ha ancora trent’anni, ma domina il suo tempo. Dopo il pezzo di carta in Agraria è tornato a infilare le mani DentroTerra molisana per produrre speciali frutti: coerenza e armonia. Carmine Valentino Mosesso cura bestie e campagna per coltivare pensieri. Parole da rubare sulla strada segnata da Castel del Giudice fino al podere di famiglia.

Ci sono incendi che non si spengono mai. Che fanno ardere il cuore come brace. E che ti riportano sempre al punto di partenza. Dopo aver battuto le cucine del nord Europa, la chef Lucia Tellone ha riacceso la vecchia bocca di Villa San Sebastiano. Un forno sociale dove insegnare che lievito e farina non son sempre sposi. Dorare pagnotte impastate dai paesani. Lì, dove il fuoco vive per tutti.

Si può essere mezza toscana e quel che resta friulana. Crescere in Veneto e pascere nella valle del Sagittario. La designer scorzetana Benedetta Morucci ha scelto Anversa degli Abruzzi per un soffice prodigio dei pastori. Per Lamantera, un filato che parte da un belato. Dalla pecora alla sciarpa, alla calza, alla stola. Linea di lana che lega cultura, storia e sostenibilità.

Un’idea adiposa può salvarti la pelle. Venanzio Porziella ripara budella al Gemelli di Roma con il tessuto dello stesso paziente. Combatte le fistole quasi fosse un chirurgo gommista. Con una toppa di grasso e mastice d’amore. Indossa camice e lenti da Harry Potter. Invaghito di bisturi, radio e parole. Appassionato della passione. Così come quando pistava sulla lettera 32 per creare sulla carta cronache pallonare.

Ognuno è quel che è. Non come viene disegnato. Nu seme nu canta il maestro Enrico Melozzi. Sinfonico rockettaro, melomane loggionista, scapigliato Melox, ambasciatore dell’abruzzesità senza rustell. Incantatore di serpenti forti e gentili. Colorato arrangiatore di una nuova narrazione. Perché noi siamo davvero la cosa più bella quando sappiamo affrontare la scelta tra ciò che è giusto e ciò che è facile. Siamo tutti supereroi in una storia raccontata bene.

Dylan Tardioli

4 Commenti su "Nu seme nu"

  1. Tardioli da applausi!

  2. Il germe non è solo informazione ….e’ un modo di intendere la vita dove se non scegli da che parte stare diventi un ignavo.
    E’ difficile stare dalla parte del bene specie nel mondo dell’informazione ……bisogna essere pronti e consapevoli che raccontando la verità darai fastidio ai tanti finti buoni che si auto celebrano sulle loro pagine Facebook a cui da fastidio un informazione integra e limpida specie quando la narrazione per coerenza e dignità non gioca a loro favore .
    Complimenti per la tenacia e per quello che fate .
    W la restanza e la gente per bene …..w il germe

    Un lettore .

  3. LICCIRILL A LU CADREG GABON SCIASSY ECT A LU PIET FRA

  4. Davvero emozionante.
    L’intervento con annesso articolo di Tardioli.
    Tutto il contesto della magnifica serata di ieri.
    Premi assegnati a personaggi davvero speciali.
    Scaletta molto ben curata.
    Il germe insuperabile.

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