Di Maia e Salvino

Sono un po’ “la Di Maia e il Salvino” di noantri: uniti al governo e con un contratto a scadenza, ma in perenne litigio e dispetti reciproci. Il sindaco di Sulmona Annamaria Casini e il suo alleato ed ex rivale al ballottaggio, Bruno Di Masci, non hanno perso occasione nelle ultime settimane per darsele di santa ragione. Dal “non me ne frega niente della sindaca, neanche ci parlo” di Di Masci, allo “sgarbato, provinciale e vecchio stampo” detto dal primo cittadino Casini. Un duello un po’ grottesco che non si limita alle parole e agli annunci, ma che entra nel vivo dei provvedimenti fatti e di quelli da fare, con il risultato finale, proprio come per gli omologhi gialloverdi nazionali, che il paese è fermo e quando si muove si fa anche male. Con il caso della gara d’appalto per la refezione scolastica a fare da apripista, e poi le panchine di piazza del Carmine da rimuovere, il dirigente del terzo settore da nominare (nomina non ancora fatta nonostante l’impegno del sindaco), i lavori nelle scuole che accumulano ritardi e figuracce, la riorganizzazione della macchina amministrativa e chi l’ha vista, il comandante della polizia municipale in affitto da Avezzano, per finire con gli orrori e il degrado contro cui tutti combattono e nessuno vince. “Due mesi di tempo per centrare qualche risultato – ha detto, in realtà ripetuto come tre mesi fa, Bruno Di Masci – e poi si va a casa, tutti a votare a maggio 2020”. Giusto il tempo di riorganizzare le truppe cammellate, far sgonfiare la Lega, stancare chi lo insidia a sinistra e nel Pd. Insomma farsi i fatti suoi. Ammettendo e chiarendo che in maggioranza, lui e suoi consiglieri, ci stanno solo per convenienza elettorale e strategica. Altro che giunta tecnica e salute pubblica: il matrimonio politico è solo un matrimonio d’interesse, molto personale. E la città, come figlia di divorziati in casa, sballotata da una parte e dall’altra, umiliata e abbandonata, a soffrire lacrime e sangue. E’ che questo teatrino, a differenza di quello nazionale, è probabilmente destinato a durare ben oltre le elezioni europee di domenica prossima, perché poi, come ha detto lo stesso Di Masci, in consiglio (al prossimo si dovrà approvare il rendiconto) si alza sempre la mano per evitare di cadere dalla poltrona.

1 Commento su "Di Maia e Salvino"

  1. Da farci un manifesto e da affiggere in ogni angolo della città.

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