Oscar Fuà. Partigiano per la libertà

“Il razzismo lo si fa tutti i giorni, con i piccoli gesti quotidiani” ed è con altrettati gesti che bisognerebbe arginarlo, relegarlo in un angolo per poi polverizzarlo. Edoardo Puglielli, ricercatore, è stato chiaro questa mattina nel ripercorrere le tappe che hanno portato il giovanissimo Oscar Fuà ad arruolarsi tra le fila della Brigata Maiella per spingere i nazisti, i fascisti, il razzismo, l’odio, l’intolleranza via dall’Italia. Perchè questo è stato il senso di questo giovane che liberata la sua terra, la Valle Peligna, decise, senza avere la maggiore età, mentendo pur di partire, di lottare per difendere il diritto alla vita.

Lui, Oscar, che le leggi razziali le sentì scottare sulla propria pelle, parte di quella ventina di ebrei a Sulmona, ai quali man mano lo Stato tolse il diritto di lavorare, di studiare, di frequentare i luoghi d’intrattenimento in città. Venne espulso dalla scuola Oscar Fuà così come i suoi fratelli. Il maestro si rifiutò dapprima, ma poi dovette cedere di fronte all’insensata “legge” che li classificava inferiori tra le razze, quali razze poi. Il maestro continuò, fin quando potè, ad istruirli privatamente, poi la realtà si inasprì, i figli più piccoli di Guido Fuà furono affidati alle famiglie sulmonesi che si ritirarono nei paesi a monte, fatti passare come propri figli, poi nascosti quando la situazione continuò a peggiorare.

L’insofferenza di Oscar di fronte a questa disumanità, all’ufficiale fascista che nel negozio di famiglia

comprava roba senza mai pagarla, di fronte al ragazzino che gli gridava contro “sporco ebreo”, insomma la sua insofferenza cresceva e nella Brigata Maiella trovò il riscatto.

Oscar Fuà morì a Brisighella durante la fase di liberazione dell’Italia, parte della brigata che faceva da avanguardia alle forze alleate. Lo Stato ha riconosciuto successivamente il suo impegno con la medaglia di bronzo a valor militare, poi anni dopo è arrivata Sulmona. Il processo di memoria storica non si ferma ad un riconoscimento ufficiale né, tantomeno, ad un strada che ha preso il suo nome se poi il passante a quel nome non associa la storia di libertà che è stata la breve vita del giovane Oscar Fuà, raccontata nell’omonimo libro di Puglielli.

In un clima nazionale (ma le sfumature si intravedono preoccupanti anche nel nostro territorio, basta riflettere sulla questione rifugiati) dove spadroneggia una disumana propaganda contro il “diverso”  allora la commemorazione di questa mattina, organizzata  dal collettivo AltreMenti Valle Peligna in collaborazione con il Centro Studi Carlo Tresca, in occasione del 73esimo anniversario della morte del giovane antifascista peligno, rappresenta un momento da tenere stretto a sé, da promuovere e far conoscere perchè la libertà umana non deve trovare confini politici.

Simona Pace

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