Il calzino bucato

“Tre mesi e lo rigiro come un calzino” dice il consigliere di neo maggioranza Bruno Di Masci mentre attraversa piazza XX settembre. Lo fa con quel suo modo non proprio discreto che al tono alto di voce accompagna il tipico gesticolare da italiano. Il calzino è il Comune, per chi non riuscisse a tradurre il suo efficace linguaggio popolare, quello al timone del quale si è messo poco meno di due mesi fa, suggellando con la sua avversaria al ballottaggio, il sindaco Annamaria Casini, un patto di governo senza neanche il contratto.

L’elenco infinito delle cose da fare presentato in consiglio, d’altronde, è il modo più semplice per non mettere nulla sul fuoco: non un obiettivo preciso, di forma e di tempi chiari, perché alla fine si possa verificare e chiederne conto.
Una navigazione a vista, insomma, che d’altronde ricalca il governo della città negli ultimi tre anni e che spinge chi è al timone ad esaltare ogni onda come una tempesta superata.
“Le transenne, lo vedi: le ho fatte togliere io lungo il corso. Ho detto che ci stiamo a impazzire, liberate il centro” continua il Bruno popolare, e tante volte non fosse chiaro il suo impegno e il suo lavoro si fa titolare, ieri, a tutta pagina dal quotidiano Il Centro “Di Masci riapre di forza corso Ovidio” e ancora in prima pagina “Di Masci decide la riapertura di corso Ovidio”.

Che pizza e fichi scansatevi.

Se non fosse che il grande obiettivo colto dal nuovo corso amministrativo è, dice il sindaco Casini, un’appropriazione indebita: “I lavori di rifacimento della pavimentazione lungo corso Ovidio – scrive la prima cittadina -, cominciati a marzo scorso, si sono conclusi ieri (venerdì, ndr) come da cronoprogramma già stabilito, pertanto, la riapertura al traffico e alla sosta è avvenuta rispettando la programmazione prevista dal direttore dei lavori, senza alcun atto altrui che eccedesse di magnanimità eludendo le regole”.

Un duello all’ultimo sangue, insomma, per intestarsi la messa in opera di qualche sampietrino e di una magnifica soglia di travertino, magistralmente abbinata alle sedute a vasca (nel senso che quando piove diventano un acquario) posizionate davanti alla Rotonda di San Francesco.
Ci sarebbe da ridere e da farne uno spettacolo di cabaret, se non fosse che la realtà ci consegna una città, a due mesi dalla nascita della nuova amministrazione, sempre più ingessata e inattiva. L’area camper che non si è riuscita ad aprire, i lavori nelle scuole che non sono partiti, la macchina amministrativa che non riesce neanche a mettere una casella al suo posto. E che anzi, l’arrivo dei nuovi compagni di banco, rischia di rallentare, come nel caso della nomina del dirigente a tempo del Terzo settore. Altro che transenne.

Tutto questo mentre, accade a Sulmona, l’assessore regionale alla Sanità alla sua prima visita ufficiale all’ospedale Annunziata, neanche si degna di chiamarlo il sindaco e la sua maggioranza, preoccupandosi però di fare una telefonata al consigliere di opposizione Elisabetta Bianchi.

Niente, come se non esistesse: il sindaco, una maggioranza, il calzino bucato.

4 Commenti su "Il calzino bucato"

  1. che schifo….dobbiamo
    ringraziare quel fenomeno di Gerosolimo che ha preso in giro tutti i sulmonesi
    che l hanno votato ! non e’ Di Masci la vergogna ,ma Gerosolimo.
    purtroppo però sulmona e’ una città di schiavi ricattati con il lavoro al cogesa o alla saca.

  2. Ma forse è quello che molti si meritano…

  3. il calzino bucato….e le mutande sporche

  4. Lucilla De Marco | 14 Aprile 2019 at 6:22 pm | Rispondi

    Ma quando ci liberemo da Di Masci? Il Padre padrone: da una vita, fa e disfa, e Sulmona sta sempre peggio. Ha lasciato la scuola, che lasci anche la politica: che gli dei ci aiutino, finalmente!

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