Serpari, osservati speciali

“Oltre il presente”. Suona come un augurio il titolo del convegno che aprirà i festeggiamenti in onore di San Domenico Abate a Cocullo il prossimo 30 aprile presso la sala consiliare del Comune, alla vigilia della grande invasione delle stradine del paese prevista il primo maggio, giorno della festa.


Un augurio affinché uno dei riti più suggestivi possa diventare patrimonio dell’umanità oltrepassando tempi e confini. Presentato il dossier per ottenere il riconoscimento Unesco lo scorso dicembre e dopo un positivo incontro nelle sedi istituzionali, ora non resta che accogliere i delegati del ministero per i Beni culturali ed ambientali nonché della commissione nazionale dell’Unesco chiamati per la prima volta ad assistere al rito dei serpari.
Così si presenta Cocullo, forte del grande lavoro finora svolto attorno ad un progetto che da oltre un anno vede impegnati tutti, associazioni, cittadini ed imprenditori del territorio, nel sostenere un obiettivo che non è solo abruzzese.
D’intesa con le regioni di Umbria, Toscana, Marche e Lazio si cerca infatti già da tempo di costruire un progetto ‘in itinere’ che sappia valorizzare e dare il giusto rilievo a tradizioni uniche come quella che circonda la figura di San Domenico Abate. Un santo che all’insegna della fede mista a folclore avvicina realtà diverse, dal rito dei serpari, al miracolo del Lupo di Pretoro (CH) fino all’Abbazia di San Domenico di Sora, dove

ne è custodita la tomba. E allora perché non creare dei percorsi attraverso i quali sviluppare un turismo che sappia coniugare religione e cultura? A partire dalla quella erpetologica come dimostra lo studio condotto sulle specie di serpenti raccolti dai ‘serpari’ che ogni anno, verso la fine di marzo, nelle zone circostanti Cocullo, vanno alla ricerca di ciò che rappresenta il vero simbolo del rito; conservate fino al giorno della festa e poi restituite al loro habitat naturale, le serpi di San Domenico sono da sempre all’attenzione di studiosi e animalisti che seguendone lo sviluppo ne curano la salvaguardia.
A vent’anni dalla sua morte appare oggi dunque più che mai opportuno ricordare il messaggio del grande antropologo napoletano Alfonso Di Nola che proprio il rito cocullese aveva inserito tra le ‘culture subalterne’, quel misto di credenze, superstizioni e riti che ancora oggi, nella moderna e tecnologica società contemporanea continuano ad esercitare un richiamo sempre più forte.

Elisa Pizzoferrato

Commenta per primo! "Serpari, osservati speciali"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*